Leffetto Angelina Jolie sul cancro si trasforma in una terapia sperimentale. Uno studio sul niraparib (il farmaco molecolare usato contro il tumore ovarico) rivela che l’inibitore dell’enzima Parp funziona sia nelle pazienti che hanno la “mutazione Jolie” sia in quelle che non sono mutate. La notizia è stata data al Congresso dell’Esmo e poi pubblicata sul The New England Journal of Medicine.

effetto Angelina Jolie sul cancro
Angelina Jolie (foto: Getty Images)

Nel 2014, l’attrice ha portato all’attenzione dei media le nuove forme di cura per il cancro. La star aveva infatti rivelato di essere ricorsa alla chirurgia preventiva, facendosi asportare seno e ovaie per scongiurare il rischio di ammalarsi, così come era invece successo alla madre, l’attrice Marcheline Bertrand, morta nel 2007 a soli 56 anni. Quelle dichiarazione avevano scatenato il cosiddetto “effetto Jolie”.

L’effetto Angelina Jolie sul cancro

Tante donne, con una forte familiarità alla malattia, hanno iniziato a chiedere di sottoporsi ai test genetici. Anche in Italia: dallo scorso maggio, ovvero da quando il test HBOC (Hereditary Breast and Ovarian Cancer) è disponibile nel nostro Paese, la domanda è aumentata del 20%. I risultati sono stati immediati: per chi è a rischio come portatrice di mutazioni specifiche, è diventato possibile migliorare la prognosi.

effetto Angelina Jolie sul cancro
Angelina Jolie (foto: Luke MacGregor/Reuters)

Secondo lo studio del gruppo di ricerca, il niraparib (attualmente non ancora disponibile in Europa) ha prolungato la sopravvivenza in un vasto campione di donne, sia nelle portatrici della mutazione del gene difettoso BRCA 1 sia in quelle non portatrici. Ma non solo, perché i dati ottenuti fanno ben sperare anche per le pazienti con recidiva. Ora i ricercatori stanno lavorando per ridurre la tossicità ematologica del farmaco.

La testimonianza dell’attrice

Conoscenza è potere”. Così la Jolie aveva spiegato al New York Times la decisione di farsi asportare ovaie e tube di Falloppio. “Mi sono preparata fisicamente ed emotivamente, ho discusso le opzioni con i medici, dalla medicina alternativa alla mappatura degli ormoni. Poi ho scelto di intervenire. Non sarò più in grado di avere figli e mi aspetto di vedere alcuni cambiamenti fisici. Ma mi sento a mio agio con tutto ciò che verrà, non perché io sono forte, ma perché questa è una parte della vita. Non c’è nulla da temere”.

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