Da quando ha “smesso di piangere”, Veronica Pivetti e la depressione sono due universi distanti. L’attrice, tornata in prima serata su Rai1 con Provaci ancora Prof 7, ha raccontato il suo male invisibile e com’è riuscita ad uscirne. Una confessione toccante, arrivata al culmine di un percorso lungo e difficile.

Veronica Pivetti e la depressione
Veronica Pivetti e il cane Potty di Provaci ancora Prof

Tutto è iniziato nel 2002,  quando la sua tiroide ha cominciato a dare i numeri, si è starata e l’ha traghettata verso una forte depressione. Complici anche alcuni farmaci sbagliati che le erano stati prescritti. Soltanto nel 2008, Veronica ha incominciato a rivedere la luce e a uscire da questo micidiale periodo nero. Sei anni infami, “nei quali mi sono detta continuamente che era inutile vivere così. Il tempo triste sembra sempre tempo perso”.

Nel 2012 Pivetti ha ripercorso la sua dolorosa vicenda privata nel libro Ho smesso di piangere. Una testimonianza a cuore aperto che vuole essere soprattutto un messaggio di speranza per tutti quelli che soffrono in silenzio. Fondamentale nel suo percorso di rinascita è stato il suo cane. “Sono felice di stare in quella nutrita schiera di persone che ha con il proprio animale un rapporto che molti rompicoglioni definiscono innaturale, e che, invece, per noi malati è vitale”, ha scritto nel suo libro.

Veronica Pivetti e la depressione vinta

Chiunque creda che l’antidepressivo sia la scorciatoia per raggiungere la felicità, crede sbagliato. L’antidepressivo toglie l’abisso ma non ti regala il sorriso. L’antidepressivo non ti dà il buonumore, allevia solo la disperazione. E dico solo perché il lavoro che ci aspetta dopo è immenso”.

Veronica è “una di quelle che dorme col cane, mangia col cane”, fa tutto con il suo amato animale. Animalista convinta, nel 2002 ha fondato anche la rivista “Bau Park”. Ma soprattutto, con il suo cane sempre accanto è riuscita nell’impresa più difficile: “Sono una di quelle che tende a parlare di cani perché sa per certo che è un argomento cento volte più interessante di tutte le chiacchiere inutili e spesso dannose che si fanno per ammazzare il tempo”.

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