Alessio Boni sulle molestie subite da giovane esce allo scoperto. In una lunga intervista concessa al Messaggero, l’attore, 51 anni e al cinema in queste settimane con La ragazza nella nebbia, ha rivelato di essere stato vittima di un abuso. È questo il motivo per cui lo scandalo Weinstein e ora quello che ha travolto Kevin Spacey non lo hanno sorpreso più di tanto.

Anche io ricevetti le avances indesiderate di un produttore gay americano. Avevo 24 anni”, ha raccontato. In quel periodo, viveva negli Stati Uniti dopo aver lasciato la sua famiglia.

Alessio Boni sulle molestie subite
Alessio Boni (foto: EVPHOTOS)

Sono nato a Sarnico, in provincia di Bergamo, da una famiglia di piastrellisti”, ha spiegato. “Lo facevano mio fratello, di due anni più grande, mio cugino che lo fa tuttora, mio zio, mio padre. Era un periodo abbastanza duro perché mio padre aveva fatto un mutuo per costruire casa e quindi aveva bisogno di manodopera, di aiuto. Facevo le serali di ragioneria e mi sentivo un po’ ignorante. Poi arrivò la possibilità di entrare in polizia e io pur di scappare ci provai”.

Mi presero e mi dissi: ‘Ah, diventerò un Serpico’. Poi la realtà fu diversa e così dopo un anno e mezzo sono scappato in America. In California ho fatto anche il babysitter per una famiglia di americani, amici della fidanzata con cui stavo al tempo, che aveva bisogno il venerdì e il sabato perché spesso andavano fuori per lavoro. Fu un’esperienza terrificante”.

Alessio Boni sulle molestie subite: il suo racconto

Poi il ritorno in Italia grazie alla chiamata di Marco Tullio Giordana per interpretare il poliziotto di La meglio gioventù. Ma di quel periodo a Hollywood, resta l’amaro in bocca. “Le avances del produttore? Lo respinsi con fermezza e finì lì”, ha ammesso. “Penso che sia molto positivo che si esca dal silenzio, si denunci e se ne parli. Assolutamente. Ma non solo nel cinema perché il problema esiste in tutti gli ambienti. La violenza sulle donne mi fa orrore. Poi è vero anche che di fronte a delle molestie si può dire di no ma è un argomento molto delicato e complesso perché entrano in gioco altri fattori come il potere della persona che compie le avances, il senso di colpa della vittima, la paura che denunciare non porti a nulla. Anche in Italia il cinema è un mondo maschilista. Quante registe ci sono? Quante produttrici?”.

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