Il più grande clown della sua generazione in 10 film con cui ricordare Paolo Villaggio. Mentre familiari, fan e amici lo omaggiano al Campidoglio e al Teatro Ettore Scola della Casa del Cinema, la comicità paradossale dei suoi personaggi tragicomici vive nei suoi lavori più celebri. Ne abbiamo scelti dieci, pochi ma necessari. Perché è morto Paolo Villaggio, ma ha raccontato e continua a raccontare buona parte di noi italiani.

10 film con cui ricordare Paolo Villaggio
Il secondo tragico Fantozzi (1976)
  1. Che c’entriamo noi con la rivoluzione? (1972)

Un esperimento non riuscito ma memorabile. Vittorio Gassman è Guido Guidi, un capocomico in tournée in Messico che fa amicizia con Don Albino (Villaggio), segretario di un cardinale in missione. Entrambi si fanno coinvolgere dalla rivoluzione. Tragicomico e grottesco, con musiche splendide di Ennio Morricone. Ma assolutamente sgangherato, a partire da quello che successe sul set. Dopo tre mesi di riprese, la troupe si accorse che a causa di un guasto tecnico non era rimasto niente su pellicola. Così il film venne rigirato da capo, impiegandoci solo 22 giorni in totale.

10 film con cui ricordare Paolo Villaggio
Che c’entriamo noi con la rivoluzione? (1972)
  1. Il… Belpaese (1977)

Una satira corrosiva e profetica sui mali dell’Italia. Villaggio è Guido Belardinelli, un poveraccio che dopo sette anni di lavoro all’estero, torna a Milano per aprire un’orologeria. Ma il paese è cambiato e Guido si ritrova tra delinquenti, terroristi e giovani in rivolta. Il finale è toccante e commovente. Da ricordare la presenza travolgente di una bellissima Silvia Dionisio versione hippie contestataria.

I 10 film con cui ricordare Paolo Villaggio

  1. Cari fottutissimi amici (1994)

Dopo una piccola parte in Brancaleone alle crociate (1970), Villaggio torna protagonista con l’amico Monicelli. Tratta dal racconto autobiografico dell’ex pugile Rodolfo Angelico, un’avventura on the road comica e amara. Villaggio è Dieci, l’ex manager malinconico eppure ottimista che guida un’armata di morti di fame nella Toscana del 1944 appena liberata dai tedeschi. Finale struggente: “Addio ragazzi, meno ci vediamo e meglio è”.

  1. Io speriamo che me la cavo (1992)

Dal libro bestseller di Marcello D’Orta, la prima volta dell’attore genovese con Lina Wertmüller. Il maestro Sperelli, trasferito dal Nord a Napoli, deve fronteggiare il disastro in cui si trovano i bambini della terza elementare di Corzano. Tra dialoghi pungenti e battute sapide, fu un grande successo commerciale. Villaggio oltre Fantozzi contro immoralità e volgarità.

  1. Il segreto del bosco vecchio (1993)

Un film irrisolto che fatica a funzionare, eppure vale la pena recuperare. Ermanno Olmi dirige un fantasy ecologico tratto da un racconto di Dino Buzzati. Villaggio è il colonnello in pensione Sebastiano Procolo, che per avidità vuole tagliare gli alberi del “bosco vecchio” e non lasciarlo in eredità al nipotino Benvenuto, amante della natura. Al botteghino fu un fiasco, ma Paolo è impareggiabile. Un film riflessivo e ricco d’energia, magnificamente fotografato da Dante Spinotti. Peccato per il doppiaggio imbarazzante.

10 film con cui ricordare Paolo Villaggio
Il segreto del bosco vecchio (1993)

10 film con cui ricordare Paolo Villaggio

  1. Ho vinto la lotteria di Capodanno (1989)

Gli anni Ottanta sono stati quelli del bieco sfruttamento commerciale di Fantozzi e dei film ad episodi, da Pappa e ciccia a Rimini Rimini. Questo cine-panettone ante litteram, dedicato al cronista Paolo Ciottoli, è un condensato di comicità che arriva a toccare il tragico puro. Una collezione irresistibile di disgrazie per un uomo che ha la “sfortuna” di vincere cinque miliardi.

  1. Le comiche (1990)

L’intesa con Renato Pozzetto è ottima e i risultati al botteghino sono travolgenti. Una collezione di gag che segna un ritorno alle fonti della comicità pura, alla grande stagione del muto. Condito di sadismo e umorismo acrobatico surreale, il canto del cigno e punto di non ritorno della commedia all’italiana. Con un sequel (minore) nel 1991.

10 film con cui ricordare Paolo Villaggio

  1. Fracchia la belva umana (1981)

Palesemente ispirato a Tutta la città ne parla di John Ford, una farsa stracult adorata da intere generazioni. Uno degli esiti più divertenti di Villaggio, il povero geometra Giandomenico Fracchia allergico al cacao e sosia del bandito più ricercato di sempre. Scene citate a memoria e sprazzi di comicità purissima. Dal commissario Auricchio di Lino Banfi a Gigi Reder che fa la madre siciliana. Da Francesco Salvi cocainomane psicopatico all’immenso Gianni Agus, direttor Orimbelli e creatore del “sempliciotto”.

  1. Fantozzi (1975)

Il capostipite della serie, il capolavoro basato sull’omonimo romanzo pubblicato nel 1971. Un film leggendario, che in questi tempi di crisi economica è sempre più attuale. Villaggio creò il personaggio ispirandosi a un collega che aveva l’ufficio in un sottoscala. Ma Fantozzi, Filini, Calboni, la signorina Silvani e tutti gli altri sono il frutto del periodo trascorso dall’attore come impiegato all’Italsider di Genova. Fantozzi è una delle poche maschere italiane, un vero eroe del Novecento.

  1. Il secondo tragico Fantozzi (1976)

Per stessa ammissione di Villaggio, il film più riuscito della saga del mitico ragionier Ugo. Contiene scene memorabili: il viaggio al casinò con il Duca Conte Semenzara, la battuta di caccia con Filini, il varo dalla turbonave con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, la serata al night “L’Ippopotamo”. Fino alla Corazzata Kotiomkin: 92 minuti di applausi.

Commenti