Blue Whale come Black Mirror o una variante di Battle Royale: la presunta sfida che pare aver causato una tremenda scia di suicidi in Russia sta facendo parlare di sé sia per il numero di vittime (si parla di più di 150 ragazzi tra i 9 e i 17 anni) che per le raggelanti modalità che spingono i protagonisti all’estremo gesto.

Blue Whale come Black Mirror: il raggelante parallelismo tra l’episodio horror e il servizio de Le Iene

L’oscuro mondo che ha sollevato il servizio de Le Iene ha rivelato una scia di sangue che, scavando tra testimonianze di famiglie russe (paese dove il fenomeno sembra essere partito) e siti internet, ha rivelato dei veri e propri burattinai che, apparentemente per un sadico gioco, hanno messo alla prova dei giovanissimi ragazzi per 50 giorni con il fine ultimo di portarli alla pazzia o, semplicemente, al completo rifiuto per la vita, che si compie gettandosi da un palazzo.

blue whale come black mirror
Il servizio de Le Iene che parla di Blue Whale

Se ne sta parlando moltissimo, c’è chi ha scelto di sensibilizzare sull’argomento e portare alla luce tutti i casi, in modo da servire da monito alle possibili vittime in ascolto, ma c’è anche chi creda sia tutta una montatura, una serie di dati messi insieme e organizzati in una fitta rete narrativa.

Blue Whale come Black Mirror? Questa trama così macabra, in effetti, sembra uscire fuori da una serie TV distopica, cinica e surreale come quella, appunto di Charlie Brooker. In un episodio di Black Mirror 3 intitolato ‘Shut up and dance’, ad esempio, vediamo il giovanissimo protagonista dover superare delle sfide assurde (una delle quali è una rapina in una gioielleria, mentre l’ultima è quella di combattere a sangue un altro malcapitato come lui) sotto ricatto di un hacker.

Il cyber criminale, infatti, lo minaccia attraverso il suo stesso cellulare perché è riuscito ad entrare in possesso di alcuni video privati e dettagli della sua vita intima che è pronto a rivelare se il ragazzo non seguirà le istruzioni. Inutile dire (spoiler) che la vicenda finisce malissimo.

Perché questo macabro gioco potrebbe essere stato ‘gonfiato’ come fenomeno

In un’attentissima analisi effettuata dalla rivista Submarine (che contiene contenuti molto espliciti, raccomandiamo massima attenzione), la Blue Whale challenge è stata affrontata proprio come se fosse una trama congegnata e sceneggiata. È chiaro che i dati sono reali: i suicidi ci sono stati veramente, la percentuale di quelli avvenuti dai palazzi alti costituiscono la maggioranza in Russia. Su internet sono stati trovati ‘gruppi della morte’, forum e siti dove i ragazzi parlano con disinvoltura e chiarezza di suicidio, come le inquietanti ‘Suicide Rooms’, portali dove gli utenti decidono come, dove e persino con chi compiere questo atto estremo.

blue whale come black mirror
Blue Whale si riferisce alla ‘balena blu’ che a volte si lascia morire sulla spiaggia

A questo si aggiunge il tragico episodio del 2015, dove una 15enne ha annunciato la sua morte su VKontacte, la piattaforma equivalente a Facebook in Russia, e ha filmato il tutto fino alla fine. Sono poi cominciate, nel frattempo, le prime inchieste dei giornali locali che sorvegliavano un hashtag sospetto, #f57, attraverso il quale gli utenti verrebbero attirati in questo pericoloso gioco di sfide delle 50 regole.

Il primo vero colpevole della sfida dei suicidi ha 22 anni

Ad oggi si è risalito ad un colpevole, Philipp Budeikin, 22 anni, il quale ha confessato di aver spinto quelli che lui ha definito ‘rifiuti biologici’ a compiere il loro rito sacrificale. Un’affermazione che ci riporta ancora una volta al cinema, stavolta con Battle Royale, l’oscuro precursore di Hunger Games: in un futuro lontano i ragazzi vengono periodicamente fatti sfidare in lotte all’ultimo sangue per eliminare i più deboli.

Quanto sta diventando vicina questa dimensione fantascientifica che abbiamo sempre attribuito alla finzione cinematografica?

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