Milanesi, classe ’81, ex compagni di scuola a Milano e, soprattutto, registi prodigio: sono Fabio & Fabio (Fabio Guaglione e Fabio Resinaro), due talentuosi artisti made in Italy che, fin dagli inizi della loro carriera, sono riusciti a fare breccia nello scenario internazionale con uno stile originale e lontano da qualunque compromesso artistico. E che ora concorrono ai David di Donatello 2017 sia per la categoria “Miglior Regista Esordiente” che “Migliori Effetti digitali”.

La storia di Fabio & Fabio, i registi italiani alla conquista degli USA

La loro storia viaggia di pari passo con quello che amiamo definire il “rinascimento” del cinema italiano, un movimento sempre più vivo di una nuova generazione che sta prendendo in mano il testimone con un nuovo entusiasmo, una maggiore consapevolezza dei mezzi e una sana ed imprescindibile qualità: un’accoratissima passione, vissuta in prima persona, per il cinema.


Al pari di Sidney Sibilla (Smetto Quando Voglio), Gabriele Mainetti (Lo Chiamavano Jeeg Robot) e Matteo Rovere (Veloce come il vento), infatti, a Fabio & Fabio si legge in faccia che sono loro i primi giudici e fruitori dei loro stessi film, così come quelli di tutti gli altri.
Sono sempre al passo con le ultime uscite, sono cresciuti tra fumetti, letteratura sci-fi, telecamere e sale cinematografiche. E tutto questo, insieme ad una buona dose di originalità di scrittura, li ha portati a compiere il loro primo grandissimo passo: il film “Mine” (2016), che da noi è uscito lo scorso in ottobre ma che a breve si prepara a sbarcare nelle sale americane.

In giro per l’Italia per promuovere la versione DVD e BluRay del film (disponibile su Amazon), li abbiamo incontrati per fare quattro chiacchiere e per tracciare insieme il loro interessante percorso, che vi consigliamo di tenere assolutamente d’occhio.

L’intervista a Fabio & Fabio e il vero significato di Mine

Partiamo proprio da Mine, che è il loro primo lungometraggio da grande schermo. La trama è (all’apparenza) facile da descrivere: una mina inesplosa nel deserto e un soldato che si trova a calpestarla; la sua vita da quel momento è segnata e, per un tempo lunghissimo, rimane bloccato in quella scomoda posizione inginocchiata, terrorizzato da quello che può succedere se solo fa un passo falso.

L’idea di ambientarlo nel deserto come non-luogo c’è sempre stata – spiega Fabio Resinaro, che svela cosa c’è dietro il “semplice” espediente della mina: “Volevamo raccontare una storia che è la storia di tutti, prima o poi nella vita: quella di un uomo che deve prendere una decisione difficile, si blocca e ha paura di fare anche solo un passo in avanti“.

Ed in effetti quello che dovrebbe sembrare un “war-movie” diventa tutt’altro: un film profondo, introspettivo, commovente, persino divertente in certi tratti, spirituale ma anche adrenalinico, onirico e romantico. Merito anche del protagonista, Armie Hammer, attore hollywoodiano molto apprezzato anche da Clint Eastwood, che lo ha voluto al fianco di Leonardo di Caprio nel suo J.Edgar. Una curiosità: all’inizio i registi erano diffidenti su di lui, per un motivo ben preciso: “Aveva un viso molto pulito, molto bello, quasi da modello“.


A loro invece serviva un volto più “sporco”, segnato, capace di trasmettere sofferenza e angoscia: “È stato il nostro produttore (Peter Safran, ex managere di di Brad Pitt, Jennifer Aniston, Adam Sandler, Nicolas Cage e produttore di molti successi hollywoodiani come Buried e L’evocazione, n.d.r.) a consigliarcelo – spiega Resinaro – Noi non ci avevamo mai pensato. Quando però poi l’abbiamo visto provare la parte non abbiamo avuto più dubbi…

L’esperienza di Mine è stata importantissima e gli ha permesso di fare il grande salto: “Non è facile passare dal corto al lungometraggio – spiega Fabio Guaglione – ed in questo senso avere una produzione che avesse una visione anche molto internazionale e di larghe vedute ci è servito: è stato bello lavorare ad un progetto così e siamo soddisfatti di come è venuto fuori“.

Quel dettaglio di Mine che farà interrogare il pubblico americano

Il film si prepara dunque a sbarcare in America, e Fabio & Fabio si preparano anche a rispondere a qualche eventuale polemica a stelle e strisce: in una delle prime scene, infatti, si vede il soldato protagonista in versione cecchino che, per il timore di colpire due innocenti, non spara al bersaglio, un pericoloso terrorista afghano. Una diserzione molto grave per un membro dell’esercito americano, infatti “Una delle prime reazioni che ci è venuta dalla produzione americata è stata ‘Ma come, perché non ha sparato? – ha raccontato Guaglione – Un soldato americano lo avrebbe fatto e basta!“.

La storia di Fabio & Fabio e un breve viaggio nel loro mondo narrativo

Ma come nasce l’arte di Fabio & Fabio? Facendo un piccolo passo indietro dall’attualità e dal successo che la pellicola sta riscuotendo anche in versione home video (nella classifica Amazon dei dvd più venduti della settimana del 13 febbraio si è piazzato al terzo posto dopo Pets e Harry Potter), troviamo due ragazzi, compagni di liceo scientifico a Milano, che, insieme ad Andrea Bonini, compositore delle musiche di tutte le loro opere, fanno squadra e cominciano a realizzare il loro sogno di diventare cineasti a tutto tondo.

Il particolare che stupisce, infatti, è che dal principio della loro carriera i due decidono subito di sperimentarsi in tutti gli aspetti di un progetto cinematografico, dall’ideazione al mix finale audio. Iniziano con Ti chiamo io, un corto che definiscono quasi “apocrifo”, ormai introvabile, ma che, già all’epoca (2001) si fa notare per dei notevoli effetti speciali e digitali realizzati praticamente a zero budget. Questo rimarrà una sorta di marchio di fabbrica anche per i lavori successivi, tra cui si distingue E.D.E.N.(2004), un cortometraggio dal sapore fantascientifico che mette una squadra di esploratori dello spazio davanti ad un bivio cruciale: premere un bottone e  distruggere un’intera razza aliena per andare ad abitare un pianeta, dato che il loro lo hanno ormai rovinato, o rassegnarsi all’estinzione della loro specie? Un breve e adrenalinico film che sconvolge, ancora una volta, per l’uso della computer grafica e per l’originalità del copione, che con il finale inaspettato lascia tutti a bocca aperta.

E.D.E.N., anche questo non disponibile online, ha collezionato svariati premi sia in Italia (Nastri D’Argento 2004, Sky Tv Award 2004, Future Film Festival 2005) che all’estero (Seattle Science Fiction film Festival 2008, Emirates Film Festival 2008, Boston Science Fiction Festival 2008, Festival Nèmo 2005, Dragon Con 2004, Manchester Festival of Fantastic 2004), e ha permesso una volta per tutte che il nome di Fabio & Fabio cominciasse a diffondersi nel mondo del cinema mondiale.

La rinascita del film di genere in Italia: “Usiamo tante forme diverse per raccontare la complessità della natura umana”

Da allora ci sono stati The Silver Rope (in joint venture con Sky Italia, una storia sulla scoperta della sostanza di cui è fatta l’anima) e Afterville (un’originale film di un’invasione aliena in cui gli  alieni non si vedono, ma ci sono  le loro navicelle sulla terra ormai da anni e tutti sembrano averle accettate, se non fosse per un misterioso countdown). Con True Love, poi, affrontano per la prima volta il rapporto di coppia (due coniugi vengono rapiti e rinchiusi in due stanze vicine, e sulla parete vengono proiettati vari spezzoni di video che li riguardano e che gli faranno mettere in discussione il loro legame) e lo fanno da sceneggiatori. “Fantascienza, film di guerra, film d’azione, dramma: l’importante per noi non è il mezzo, ma la storia che vogliamo raccontare” – commentano i due, sottolineando l’importanza di lavorare in autonomia, seguendo il loro estro, che li porta, per l’appunto, ad indagare in ogni opera gli aspetti più profondi e interessanti della natura umana.

Ed è quello che, naturalmente, ci auguriamo continuino a fare. Fabio & Fabio, infatti, hanno in cantiere due nuovi progetti molto promettenti: una serie TV ed un nuovo grande film. Di che tipo? “Diciamo che è un genere che ora va molto di moda ma…mettiamola così: abbiamo fatto un film sugli alieni, senza alieni. Anche in questo caso succederà qualcosa di molto simile!” Per il momento non possiamo far altro che incrociare le dita per la loro candidatura al David di Donatello: l’anno scorso fu Gabriele Mainetti con Lo Chiamavano Jeeg Robot, una pellicola su un anti-supereroe, a ritirare il premio di Miglior Regista emergente. Quest’anno potrebbe farsi spazio Mine, il film dove c’è la guerra ma non si vede, c’è un soldato ma non spara, eppure succedono tantissime cose…

 

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