Le donne del cinema italiano contro le molestie: con una lettera aperta, 124 attrici, registe, produttrici e lavoratrici dello spettacolo hanno lanciato il movimento Dissenso Comune. Un manifesto che non accusa il singolo “molestatore” ma l’intero sistema di potere.

Sul modello di #MeToo e Time’s Up, i fenomeni nati negli Stati Uniti sull’onda dello scandalo Harvey Weinstein, il collettivo chiede a gran voce un nuovo equilibrio tra donne e uomini. La sorellanza diventa appoggio anche economico per la gender equity.

donne del cinema italiano contro le molestie
Jasmine Trinca, Vittoria Puccini, Isabella Ferrari e Alba Rohrwacher (foto: Ernesto Ruscio/Getty)

Paola Cortellesi e Kasia Smutniak, Cristiana Capotondi e Giovanna Mezzogiorno, Jasmine Trinca e Ambra Angiolini sono tra le tante firmatarie di Dissenso Comune. Un documento che “non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza”. “Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza”, si legge nel comunicato.

“Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le ‘molestate’ e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare”.

Le donne del cinema italiano contro le molestie

“Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più”.

Nella manifesto si sottolineano le meccaniche della cosiddetta “macchina della rimozione”. “La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: abituati o esci dal sistema”. Dal cinema, il discorso del collettivo si apre a tutti i settori della società: “La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede a tutte. Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura. Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo molestatore. Noi contestiamo l’intero sistema”. La lettera è stata pubblicata sul sito di Repubblica.

Dissenso Comune (non per Asia Argento)

Asia Argento, che del caso Weinstein è stato un simbolo in Italia, non ha gradito quest’appello. “Finalmente è arrivata la letterina di Babbo Natale delle ‘donne del cinema italiano’ contro le molestie”, ha scritto su Twitter. “Contestano l’intero sistema ma si guardano bene dal fare nomi. Nei prossimi giorni interverrò sull’argomento, ora sono troppo incazzata”.

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