Kler è il film polacco dell’anno. Non fosse altro per i numeri che ha raccolto dalla sua uscita al cinema: arrivato in sala il 28 settembre, ha segnato un debutto da record con due milioni di spettatori in una settimana. Non succedeva da dieci anni. Il motivo è il mare di polemiche che questa tragicommedia di Wojciech Smarzowski ha generato prima ancora di vedere il buio della sala.

Kler, il film polacco che spacca il pubblico

Kler racconta, infatti, vizi e abusi del pilastro della società polacca: la Chiesa cattolica. La storia ruota intorno a tre sacerdoti (e un arcivescovo) che rappresentano tutti i danni fatti dal clero. Alcolisti, pedofili, attaccati ai soldi e al potere. Un film che ha fatto esplodere tutte le contraddizioni di una società profondamente religiosa.

Per i tre sacerdoti protagonisti, lo sceneggiatore Wojciech Rzehak ha tratto ispirazione da storie vere mentre il regista ha consultato preti ed ex preti. “Quelli che vogliono un cambiamento nella Chiesa – ha raccontato in un’intervista a Cineuropa – hanno condiviso le loro esperienze e le loro osservazioni. Hanno apprezzato il film e l’hanno considerato cristiano, e mi hanno detto che non insulta la fede, piuttosto mostra quella che è a tutti gli effetti una corporazione”.

Kler film polacco

Come suggerito dal trailer, Kler gioca la carta dell’umorismo acido per tratteggiare il cuore di tenebra del Paese. “Non sono la sola persona in Polonia ad essere turbata dal fatto che la Chiesa sia al di sopra della legge”, ha detto Smarzowski. “Ci sono molti reportage, libri e persino uno spettacolo teatrale sulla pedofilia nella Chiesa polacca, ma soltanto un film, grazie al suo impatto maggiore, ha suscitato le reazioni del clero”.

Girato in Repubblica Ceca per aggirare le difficoltà di ottenere i permessi in patria, Kler, in effetti, ha sollevato un polverone. Pawel Soloch, capo dell’Ufficio di sicurezza nazionale della presidenza della Repubblica, ha bollato il film come “odiosa propaganda, come le pellicole naziste sugli ebrei”. Un’associazione di giornalisti cattolici ne ha chiesto il boicottaggio perché “chi ama Dio e la patria si oppone alla distruzione dei nostri valori nazionali”.

Kler, film polacco boicottato (e amato) in patria

L’uscita anticipata prima delle feste natalizie ha avuto anche un altro obiettivo. Proprio nei giorni precedenti all’arrivo del film nelle sale, la Corte d’appello di Poznan ha condannato la Società dei Padri di Cristo a versare un risarcimento ad una donna che a 13 anni fu rapita e violentata da un prete. I fatti avvennero nel 2008, ma la condanna per pedofilia e l’espulsione dall’ordine soltanto nel 2017.

Un film come Kler, secondo Smarzowski, “è come un gocciolio d’acqua costante che erode la pietra”. “La divina provvidenza è dalla mia parte”, ha affermato ironico il regista. “Spero che i cattolici che osservano i comportamenti del clero in questo film si rendano conto di essere parzialmente responsabili di ciò che hanno appena visto”.

D’altronde Smarzowski è “abituato” ad affrontare tematiche scomode. In Rose, uscito nel 2011, aveva raccontato il tragico destino delle donne della regione dei laghi della Masuria, stuprate negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Nel caso di Hatred (2016), i sopravvissuti al massacro di Volhynia, spietato sterminio dei polacchi commesso dagli ucraini nel 1943. “I miei film sono oscuri, ma fidatevi di me: li faccio perché il mondo diventi un posto migliore”.

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