Luca Zingaretti racconta com’è diventato attore e come la recitazione gli abbia salvato la vita. Intervistato dal Corriere della Sera, il Montalbano della tv ha rivelato che da giovane voleva fare il calciatore. Ma quando accompagnò un amico a un provino per l’Accademia d’arte drammatica, lui fu preso, l’amico no.

Iniziai quasi per dovere, mi pareva brutto sottrarmi”, ha confessato. “Poi, sono stato catturato dalla magia del teatro e ho iniziato a desiderare il cinema, che non arrivava mai. Il mestiere è diventato uno stile vita, ha coinciso con la vita”.

Luca Zingaretti racconta com'è diventato attore
Luca Zingaretti

Il suo primo grande maestro è stato Gastone Moschin: “Mi ha insegnato a girare sempre con un taccuino e appuntarci frasi, pensieri”. Una svolta per un ragazzino ribelle cresciuto nella Roma degli anni Sessanta e Settanta. La Magliana, dove abitava, era “un quartiere dove dovevi imparare a muoverti: se rispondevi male alla persona sbagliata, ti gonfiavano di botte”.

Volavano schiaffi e pugni “per niente. Dicevo: Ahò, che stai a fa’? Lascia sta’ l’amico mio. E bum bum bum, scattavo. Era il rito di formazione con cui l’animale si misura con l’altro e con se stesso. Era Gigi Proietti nello sketch del cavaliere nero”. È per questo motivo che lo ha sempre affascinato il tema dell’identità, “di come facciamo i conti con noi stessi, di quante bugie ci raccontiamo. Ho anche fatto la scuola da psicoterapeuta”.

Luca Zingaretti racconta com’è diventato attore

Il ruolo che l’ha cambiato definitivamente è stato quello di Paolo Borsellino. “Quando preparo un ruolo, studio, parlo con tante persone. La madre, i figli mi hanno accolto come in famiglia. Lui era talmente grande che mi venne un senso di inadeguatezza. Noi pensiamo che gli eroi non provino paura, ma ne hanno quanto noi, solo che sanno dominarla perché hanno una motivazione e io ho capito la sua: era innamorato della vita, amava fare il bagno in mare, amava la compagnia. Negli ultimi 57 giorni sapeva di essere braccato, ma era un eroe perché non ha fatto nulla per sottrarsi, anche se per lui la vita valeva tanto”.

Oggi che è diventato papà a 50 anni, ha rivissuto “lo stupore dell’infanzia. Ed è come se prendendomi cura di Emma e Bianca sanassi le mie ferite di bimbo. I bambini hanno paure inspiegabili. Io mi svegliavo dal pisolino sempre in angoscia e capisco i loro risvegli difficili: prendermene cura è come guarire il me che ero”.

Commenti