A cinque anni dalla sua scomparsa, Melato rivive in Tutto su Mariangela, biografia che il giornalista Michele Sancisi ha dedicato alla grande attrice italiana. Raccogliendo testimonianze, aneddoti e ricordi, l’autore ha voluto omaggiare la vita e la carriera di un’artista poliedrica, scomparsa l’11 gennaio 2013 dopo una lunga malattia.

Melato rivive in Tutto su Mariangela
Mariangela Melato

Edito da Bompiani, Tutto su Mariangela ricostruisce l’infanzia difficile dell’attrice, nella Milano distrutta dai bombardamenti della guerra. Melato faceva la vetrinista alla Rinascente e studiava pittura a Brera quando entrò nella scuola di recitazione di Esperia Speroni. Nessuno aveva scommesso su di lei e sul suo talento, soprattutto perché aveva cominciato a parlare tardi. La sua vita da bambina fu piuttosto complicata, segnata anche da una malattia della pelle che la rendeva solitaria, allontanata da tutti.

Sancisi ripercorre gli esordi allo Stabile di Bolzano e gli incontri decisivi con Luchino Visconti e Luca Ronconi. I primi grandi successi e i film del cuore come La classe operaia va in paradiso, Mimì metallurgico, Travolti da un insolito destino, La poliziotta. Se gli anni Ottanta furono quelli dell’eclettismo e del tentativo di balzo nel cinema americano, sul piano privato ci furono amori mai confessati, come quello con Giorgio Gaber. La loro relazione, iniziata durante lo spettacolo Il caso di Alessandro e Maria e durata ben dodici anni, non venne resa pubblica dal “Signor G”, sposato con Ombretta Colli.

Melato rivive in Tutto su Mariangela

L’attrice è descritta da amici e colleghi come un caleidoscopio, capace di passare da un personaggio all’altro con una grande cura del proprio corpo. Correva, si allenava, andava in palestra. Da giovane arrivò anche a modificare il fisico con un intervento al naso: fu Franca Rame, con cui Melato lavorò tra il 1964 e il 1965, a consigliarle di fare una rinoplastica. Quando poi nel 1968 lavorò con Visconti ne La Monaca di Monza, il regista le suggerì un secondo ritocco per modificare ancora meglio il suo profilo.

Alla sua morte, la sorella Anna disse che il suo unico rimpianto era non aver avuto figli. D’altronde lei era così, scrive Sancisi: non aveva rivelato nulla della sua malattia e aveva preferito calcare le assi del palcoscenico fino a poco prima di morire, nel 2013, di tumore al pancreas. Durante le cure, nel Centro Antea per malati terminali all’interno del Complesso S. Maria della Pietà di Roma, organizzava sedute e interventi per riuscire comunque ad andare in scena.

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