All’età di 88 anni è morto Vittorio Taviani, regista e sceneggiatore che con il fratello Paolo ha formato uno dei sodalizi più importanti del cinema italiano. Classe 1929, nato a San Miniato, Vittorio era malato da tempo. Nel 2017 Paolo aveva diretto per la prima volta in solitaria Una questione privata proprio a causa dei problemi di salute di Vittorio. “Nella vita si invecchia – aveva confessato – e ci si ammala, l’importante è non farsi travolgere, e io e Vittorio non siamo stati travolti”.

È morto Vittorio Taviani, maestro di cinema e vita

I fratelli Taviani fanno parte di quei grandi registi, insieme a Pasolini, Bellocchio e Olmi, che hanno ridefinito il cinema italiano negli anni ’60. Un cinema dalla forte tensione stilistica che aveva sempre al centro del racconto l’impegno politico-ideologico e le piccole grandi storie quotidiane. Tra i loro capolavori San Michele aveva un galloPadre padrone, La notte di San Lorenzo e Cesare deve morire, fino ai recenti Maraviglioso Boccaccio e Una questione privata.

Vittorio, di due anni più grande di Paolo, aveva studiato giurisprudenza all’Università di Pisa. Nel 1954, abbandonati gli studi, aveva iniziato con il fratello e l’amico ex partigiano Valentino Orsini a girare i primi documentari. Arrivati a Roma, i Taviani esordirono con Un uomo da bruciare (1962) e I fuorilegge del matrimonio (1963). Il loro primo grande successo fu Sotto il segno dello scorpione (1969), con protagonista Gian Maria Volonté.

morto Vittorio Taviani
Vittorio Taviani (foto: Instagram)

Vittorio Taviani, film impegnati e delicati, senza etichette

Gli anni Settanta e Ottanta furono quelli che li consacrarono definitivamente con titoli come San Michele aveva un gallo (1972), Allonsanfàn (1974), Padre padrone (1977, dal romanzo di Gavino Ledda, Palma d’oro al Festival di Cannes), Il prato (1979), La notte di San Lorenzo (1982), Kaos (1984), Good Morning Babilonia (1987). “A noi ci hanno sempre affibbiato due etichette: cinema storico e cinema politico. Sono sballate tutte e due”, ripeteva spesso Vittorio.

Dopo gli alti e bassi degli anni ’90, nel nuovo millennio i Taviani firmarono con Cesare deve morire una delle loro opere più importanti, premiata a Berlino con l’Orso d’oro. La decisione di girare nel carcere di Rebibbia con i detenuti della sezione Alta Sicurezza fu quasi una necessità, disse Vittorio. Per lui, Giulio Cesare di Shakespeare è “una storia molto italiana, che contiene pulsioni, sentimenti, congiura, sangue e tradimento”.

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