Silence è uno dei film più scomodi e sofferti di Martin Scorsese. Un progetto cullato per quasi trent’anni, da quando l’arcivescovo Paul Moore della Chiesa episcopaliana di New York regalò al regista una copia del romanzo “Silenzio” di Shûsaku Endô (edito in Italia da Corbaccio e già filmato da Masahiro Shinoda nel 1971) dopo che questi aveva visto L’ultima tentazione di Cristo.

Silence
Silence (foto: 01 Distribution)

Siamo nel Giappone del 1633. Lo shogunato Tokugawa, con l’obiettivo di unificare il Paese sotto un governo centrale, perseguita i Cristiani, costretti dalle autorità a calpestare le immagini sacre e ad abiurare, pena la tortura e la morte. I giovani gesuiti Sebastião Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver) lasciano il Portogallo per mettersi sulle tracce del loro maestro, Padre Cristóvão Ferreira (Liam Neeson), indomito prete partito anni prima per diffondere il Cristianesimo in Giappone. Scomparso da mesi, una voce circola con insistenza sul suo conto: Padre Ferreira ha abiurato, rinnegando la fede. Alla ricerca del loro insegnante e mentore pieni di entusiasmo e di ideali, Rodrigues e Garrpe si scontrano ben presto con la dura realtà delle persecuzioni. Un cammino doloroso che metterà a dura prova soprattutto Sebastião.

Silence: 5 buoni motivi per vedere il film di Scorsese

Un film che nessuno voleva produrre, giunto a compimento grazie al contributo di Emma Koskoff e Irwin Winkler e all’aiuto di Ang e David Lee, fondamentali per la ricerca delle location a Taipei, dov’è stato girato. Soltanto nel 2006 l’opera ha avuto una sceneggiatura completa – scritta da Scorsese con Jay Cocks, già suo collaboratore per L’età dell’innocenza e Gangs of New York – e il team creativo voluto dal regista (il direttore della fotografia Rodrigo Prieto, gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, la montatrice Thelma Schoonmaker). Il risultato è un’opera densa e durissima, da vedere e rivedere per almeno cinque motivi.

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Liam Neeson (foto: Kerry Brown / 01 Distribution)

1: Perché è una storia straordinaria

Silence racconta il cuore di tenebra cattolico, la parte spirituale della natura umana. La parabola di Sebastião è un’esplorazione del doloroso eppur fertile paradosso tra credere e dubitare. L’assordante silenzio di Dio, che Rodrigues ascolta mettendo i tumulti del suo animo a tacere, pone delle domande fondamentali. Quanto può soffrire un uomo prima di rinunciare a ciò che ritiene più importante? Dio è davvero indifferente alle sofferenze del mondo? È morale permettere ad altri di soffrire quando si può porre fine a queste pene con un solo, semplice gesto? Come Charlie in Mean Streets e Travis in Taxi Driver posavano la loro mano sul fuoco per provare la dannazione dell’inferno, così Padre Rodrigues finisce in gabbia diviso tra la scelta del diniego e la salvezza di quei poveri contadini innocenti che hanno riposto in lui tutte le loro speranze. Dimora qui lo Spirito Santo?

2: Perché è Martin Scorsese al 100%

Fede e devozione, pulsione e debolezza: temi e ossessioni che ricorrono da sempre nel cinema di Scorsese, uomo che ha rifiutato il sacerdozio per il cinema. La pioggia e il fango, la nebbia e il vento scandiscono il tormento dei protagonisti. Se Scorsese ingabbia Sebastião come il suo stile funambolico e sbalorditivo, lo fa per donare spazio e respiro alla carne e all’essenza del racconto, come il canto degli uccelli che apre e chiude il film.

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Andrew Garfield e Liam Neeson (foto: 01 Distribution)

3: Perché gli attori danno il meglio

Il materiale è estremamente complesso, il mondo in cui si svolge la storia è sconosciuto alla maggior parte di noi qui in Occidente e io avevo bisogno di attori che potessero assorbire e dare vita a tutto questo”, ha spiegato Scorsese. “Avevo bisogno di persone avventurose, e uso questi termini in senso fisico ed emotivo”. Adam Driver e Liam Neeson sono una conferma, meraviglia la devozione al ruolo di Andrew Garfield. I due giovani attori “sottili e appuntiti”, “più calmi e massicci” Neeson e Ciarán Hinds (Padre Valignano). Ma è soprattutto il cast giapponese a sorprendere: splendido Issey Ogata nel ruolo dello spietato Inquisitore Inoue Masashige; Tadanobu Asano è l’Interprete, il grande Shinya Tsukamoto è il dolce Mokichi, il bravo Yôsuke Kubozuka è Kichijiro, il Giuda di Sebastião (l’incarnazione di Johnny Boy in Mean Streets), il “ricettacolo di distruzione o di salvezza” che popola la sua Getsemani tradendo e confessandosi con compulsione.

4: Perché è un’esperienza visiva totalizzante

La visione è un’esperienza immersiva, un dialogo costante con noi stessi. Prieto e Scorsese hanno impostato il film sulla massima autenticità, girando in continuità e con luci naturali. La sequenza della tortura di Mokichi e Ichizo, crocifissi in mare tra le rocce, schiaffeggiati dalle onde e bruciati dal sole fin quando la marea che sale non li annega, è una delle più potenti mai realizzate dal regista.

Adam Driver e Andrew Garfield (foto: 01 Distribution)
Adam Driver e Andrew Garfield (foto: 01 Distribution)

5: Perché è un film mai così attuale

In un momento storico in cui un uomo come Gary Cohn, uno dei lupi di Wall Street ex capo di Goldman Sachs, è stato nominato alla guida del National Economic Council della Casa Bianca, Silence è un film rigoroso e profondamente politico. Un’opera complessa e contemplativa, aspra e realistica, che riflette sulla violenza nel nome di Dio, sul senso del sacro, sul valore della vita e sulla necessità di rimettere a fuoco la nostra natura di esseri umani.

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