The Happy Prince è l’esordio alla regia di Rupert Everett, un film che racconta gli ultimi anni dello scrittore irlandese Oscar Wilde. Un biopic insolito, perché l’attore inglese sceglie il periodo più difficile della vita del poeta. Quello della malattia, degli stenti dopo il carcere, del doppio legame con l’egoista e vanesio Bosie (Colin Morgan) e con l’agente letterario Robbie Ross (Edwin Thomas), che gli resta accanto fino alla fine nel vano tentativo di salvarlo da se stesso. Nel mezzo, l’affetto del suo più caro amico Reggie Turner (Colin Firth), i viaggi da Parigi a Napoli e l’eterno legame con la moglie Constance (Emily Watson) e i suoi due figli.

The Happy Prince: Rupert Everett è Oscar Wilde

Un racconto malinconico e decadente, “umano e non iconico”, spiega Everett. Curioso il passaggio da un trasgressivo come Wilde a un feroce inquisitore come Bernardo Gui, che il divo interpreta nella serie tv Il nome della rosa, attualmente sul set. “Ma Wilde è stato anche un personaggio molto religioso oltre che autodistruttivo”, precisa il neoregista. “Ha vissuto l’andare in prigione come un’opportunità: voleva rinascere attraverso il suo sacrificio. Negli ultimi anni della sua vita non aveva più la percezione del mondo intorno a sé, eppure è stato il periodo più romantico e tenebroso della sua vita. Durante la Belle Époque lui e Verlaine vagabondavano lungo i boulevard, ostracizzati dalla società e ridotti a relitti per elemosinare un drink”.

The Happy Princeè stata una grande opportunità per me”, rivela Everett. “Ho impiegato dieci anni per trovare i finanziamenti perché ora ho meno successo al cinema: ho messo tutto me stesso in questo film”. La figura cristica di Wilde si rispecchia nell’esperienza personale di Rupert, gay “respinto” dall’ipocrisia bigotta dell’industry dopo il coming out. “Se si lavora nel mondo del cinema, che è ferocemente eterosessuale, non è facile affermarsi come persona gay”, ammette. “Devi sempre trattare o negoziare e finisci per scontrarti contro un muro. In questo senso Oscar Wilde è stato una grossa fonte di ispirazione”.

The Happy Prince Rupert Everett
Rupert Everett è Oscar Wilde in The Happy Prince (foto: Vision Distribution)

Rupert Everett oggi: contro ogni discriminazione

Le sue influenze sono state “i quadri di Toulouse-Lautrec e Monet, le fotografie della Parigi nella nebbia scattate da Brassaï” e “lo stile dei fratelli Dardenne”. “Ho voluto essere un osservatore”: il risultato è “Visconti meets CCTV (le telecamere a circuito chiuso, ndr)”. “Oscar Wilde oggi è importante perché molte persone vivono ancora le discriminazioni che lui ha vissuto nella sua vita. In Paesi come la Russia, la Giamaica, l’India e la Cina si è distrutti per essere omosessuali. Tanti ragazzi si suicidano, città come Genova negano l’autorizzazione al Gay Pride, partiti come la Lega in Italia e l’Ukip in Inghilterra sostengono posizioni omofobe. Devo essere vigile e prestare attenzione perché questi atteggiamenti sono sempre più diffusi e pericolosi”. Distribuito da Vision Distribution, The Happy Prince è al cinema dal 12 aprile.

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