Il 16 maggio si avvicina, data cruciale nella quale si festeggeranno i 30 anni dall’uscita di uno dei film più iconici degli anni 80. È proprio in questa occasione che Tom Cruise racconta Top Gun, rivelando alcuni gustosi retroscena sull’action che lo ha lanciato nei panni dello spericolato pilota Pete “Maverick” Mitchell. A partire dalle leggende che ruotano intorno al cult movie e alle scelte di cast.

In un’intervista all’Huffington Post, il divo ha innanzitutto confermato un popolare aneddoto: è vero che nella vera prestigiosa e ambitissima scuola di addestramento che ha ispirato l’accademia della pellicola, si è multati di cinque dollari ogni qualvolta si cita il film. Un atto quasi dovuto considerando battute come “Sento il bisogno, il bisogno di velocità!” e “Lassù non hai il tempo di pensare, se pensi sei morto”.

Tom Cruise racconta Top Gun: ecco le sue parole

Tom Cruise racconta Top Gun e spiega come abbia partecipato in prima persona al casting. Il coinvolgimento di Anthony Edwards fu tutta farina del suo sacco. Notò l’attore mentre giocava a paintball (!) e gli bastò vederlo all’opera con marker e palline di gelatina riempite di vernice per scritturarlo nella parte del suo navigatore e amico Nick “Goose” Bradshaw.

Tom Cruise racconta Top Gun
Tom Cruise in Top Gun

Sorte differente toccò ad una giovanissima Meg Ryan, ancora sconosciuta quando ottenne la parte di Carole Bradshaw: il successo lo avrebbe colto qualche anno più tardi, nel 1989, con Harry ti presento Sally. Cruise ricorda come la scelta della giovane Meg avvenne per motivi… estetici: “La vidi la prima volta e fui conquistato dal suo ‘smile and glow’ (sorriso e splendore)”.

Il 16 maggio l’action sui piloti di F-14 compie 30 anni

Un’altra curiosità emersa nell’intervista riguarda le stesse capacità di Cruise come pilota: l’attore in realtà all’epoca delle riprese non sapeva andare in moto e fu costretto a prendere delle lezioni private, che si tenevano nel parcheggio di un concessionario d’auto. Per lui fu quasi un trauma ritrovarsi in sella alla Kawasaki GPZ 900R, che in quel periodo era la moto di serie più veloce del mondo. Peggio ancora andò con i voli di prova sull’F-14 Tomcat: durante il primo viaggio fu soltanto vomito. Ma “la passione è più forte di ogni cosa”…

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