7 uomini a mollo formano un dream team su cui possiamo contare per trascorrere delle liete vacanze di Natale. Sono loro i protagonisti del primo film di Gilles Lellouche, attore popolarissimo in Francia e già con qualche esperienza dietro la macchina da presa.

La storia che Lellouche ha scelto di raccontare si svolge tra i corridoi di una piscina comunale. È qui che Bertrand (Mathieu Amalric), 50enne in profonda depressione perché da due anni senza lavoro, ha deciso di dare una svolta alla sua vita. Come? Entrando a far parte di una sgangherata squadra maschile di nuoto sincronizzato.

7 uomini a mollo recensione del film

Bertrand e gli altri componenti disfunzionali di questo team si allenano sotto la relativa autorità di Delphine (Virginie Efira), ex gloria della vasca finita nella spirale dell’alcolismo. Un’allenatrice non proprio convenzionale, che legge loro le poesie di Rainer Maria Rilke e divora le sigarette che fuma.

Insieme, i sette si sentono però liberi e soprattutto utili. Trasformano il tempo speso negli spogliatoi in un’analisi di gruppo, spaccato delle loro debolezze e fragilità. L’unico luogo dove si ascolta e non si giudica.

Tutta la loro energia è convogliata in una disciplina tipicamente femminile: il nuoto sincronizzato. Un’idea piuttosto strana, che permetterà loro di dare un senso alla vita. Ognuno, infatti, deve combattere contro qualcosa.

7 uomini a mollo recensione

Laurent (Guillaume Canet) è un insopportabile uomo di successo, mollato dalla moglie e odiato dalla madre. Marcus (Benoît Poelvoorde) è un immaturo specializzato nel far fallire le sue aziende e ancora una volta nel pieno di una bancarotta. Simon (Jean-Hugues Anglade) è un rockettaro che non ha mai sfondato e lotta per conquistare l’affetto della figlia adolescente.

Thierry (Philippe Katerine) è il timido custode della piscina con un passato di abusi e violenze famigliari. Basile (Alban Ivanov) è un 38enne che si è rovinato per comprare casa. Avanish (Balasingham Thamilchelvan) un immigrato cingalese che non parla francese e vive in un mondo tutto suo.

7 uomini a mollo recensione

Presentato fuori concorso a Cannes 2018, 7 uomini a mollo è costato a Gilles Lellouche ben quattordici anni di lavoro. Tanto il tempo trascorso tra il suo esordio Narco, co-diretto nel 2004 con Tristan Aurouet, e questa commedia della crisi amara e divertente, brillante e malinconica.

L’apertura surreale, con il paradosso del cerchio che non potrà mai entrare nel quadrato e viceversa, cede ben presto il passo ad un film corale condotto magistralmente dai suoi numerosi attori, secondo uno schema che sembra preso in prestito da Nakache e Toledano.

L’ardore di Lellouche, il cui immaginario è debitore della migliore commedia anni ’80, è tanto spietato quanto tenero nel tratteggio dei suoi protagonisti, sette magnifici perdenti vittime del declino della classe media.

Se le performance di Amalric e Poelvoorde non sorprendono in una commedia così graffiante, quelle di Canet e Anglade sono frutto di un’intuizione vincente. La sceneggiatura funziona senza sbavature, con alcuni gag (Bertrand che sogna di abbandonare i figli della cognata in un bosco, i massacranti allenamenti della coach disabile interpretata da Leïla Bekhti, il discorso motivazional-sovranista di Marcus prima dell’esibizione ai mondiali) che garantiscono un travolgente effetto comico.

7 uomini a mollo uscita Italia il 20 dicembre

7 uomini a mollo recensione

È proprio da questo mix tra film sportivo, commedia e dramma privato che nasce la riuscita del film, una commedia simpatica e intelligente su un pugno di personaggi-simbolo di tante degenerazioni della nostra società contemporanea. L’unica pecca è proprio questa: alcuni, come Basile, Avanish e l’infermiere-pilone ossessionato dalla puzza dei vecchi John (Félix Moati), sono stati soltanto abbozzati e risultano sottosfruttati.

Il successo di questi disastrati eroi, per quanto insignificante si possa poi rivelare, diventa una fonte di orgoglio nazionale che rende questo feel-good movie quanto mai significativo. C’è tanto bisogno di ritrovare un po’ di speranza in un’Europa sempre più sfiduciata, rancorosa e precaria. In sala dal 20 dicembre, distribuito da Eagle Pictures. Qui il trailer italiano: in Francia l’hanno definito il film perfetto per sentirsi bene all’uscita dal cinema.

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