Il tempo è un cerchio piatto: ogni cosa che abbiamo fatto o che faremo, la faremo ancora e ancora e ancora. Amici come prima, ritorno al film di Natale per Massimo Boldi e Christian De Sica dopo 13 anni di separazione artistica, sembrava voler congelare il cinepanettone dei bei tempi.

La sensazione è di essere nel 2005. O magari nel 1985, quando Max Pirovano di Telecosmo incrociava per la prima volta il pompiere Alberto Spina. “Ma magari!” esclama De Sica presentando il film alla stampa. Questa commedia, per l’attore e regista (in collaborazione con il figlio Brando) è “un film di Natale fatto da due comici”. Che, vista l’età, rinunciano in effetti allo slapstick duro e puro e prediligono una storia a tutto tondo, con un’inattesa vena di malinconia e tenerezza.

Amici come prima recensione del film di Boldi e De Sica

Amici come prima racconta le vicissitudini di Cesare Proietti (De Sica), direttore di un hotel di lusso milanese che appartiene a Massimo Colombo (Boldi), vecchio milionario pigro e arrapato. La spietata figlia di quest’ultimo (Regina Orioli) decide di vendere ai cinesi, anche contro la volontà del padre. Il primo a farne le spese è proprio Proietti, licenziato in tronco.

Per tenere nascosta la vergogna alla moglie stronza (Lunetta Savino) e al figlio “culo” (Francesco Bruni), Cesare si finge Lisa: la badante del cumenda alla quale è garantito uno stipendio da 5000 euro. Come suggerito dal trailer, seguiranno equivoci, gag e rivelazioni che andranno a culminare in un’inattesa e insperata amicizia.

Amici come prima recensione

Amici come prima Boldi e Sica tra tradizione e senilità

Amici come prima è un film schizofrenico. Fausto Brizzi, che evidentemente con le donne deve avercela proprio a morte, guida una banda di sceneggiatori (Bardani, Falcone e Martani) che riempiono il copione di citazioni (da Tootsie a Quasi amici) e auto-citazioni (“Ci siamo già visti a Miami? O in India?”, chiede Colombo a Lisa al loro primo incontro). Per non parlare delle musiche di Gazebo sui titoli di testa e degli out-takes su quelli di coda. Il machismo, poi, è dilagante. Ci sono soltanto due personaggi femminili, e non ce n’è uno che si salvi.

Amici come prima recensione

Fortuna che in scena c’è Christian De Sica. È lui il fulcro del film. La commedia si regge sulle sue spalle e funziona ancora l’intesa con Boldi, che invece procura un imbarazzante senso di impotenza, come quella del suo Colombo e del “dick-control” di berlusconiana memoria: una delle scene più trash (ma divertenti) del film. La coppia comica che si ritrova, vecchia ed evocativa, ammanta tutto di un’aura senile e testamentaria, di dolce e pacata tristezza.

“Se non andate al cinema mi girano i coglioni!” urla Boldi in conferenza chiedendo escort a Giampaolo Letta. La sua vis folle e fuori giri produce quasi una compassione profonda. Resta da capire quale pubblico correrà al cinema a vedere questo film, una commedia che non è sguaiata come ci aspetterebbe ma che è pure incapace di superare l’estetica anni 80. Un film per il quale Indiana si è spesa e molto. Magari torneranno gli incassi dei tempi d’oro (Natale a Miami fece 21 milioni al botteghino). O magari ci risveglieremo e ritroveremo Berlusconi ancora al governo, chissà.

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