Guarda in alto perché sui tetti di Roma si nasconde un “upperground” invisibile all’occhio. È questo mondo alternativo che scopre l’esploratore Teco (Giacomo Ferrara), un apprendista fornaio che sogna qualcosa in più dalla vita. Come gli propone il suo collega, non è la Costa Rica, l’unico paese che non ha l’esercito e dove si può non lavorare. Teco è un ragazzo confuso che vuole solo tornare un po’ bambino e giocare con la fantasia.

All’inseguimento di un gabbiano ferito, scopre così un luogo immaginario ma reale, perché esiste all’altezza del suo sguardo. Una vera e propria Babele dove Teco incontra di tutto. Una banda di bimbi mascherati capeggiati dal “Muto” (Emilio Gavira), l’inventore di un razzo che spera di portarlo sulla luna.

Un apicoltore eremita chiamato Baobab (Lou Castel), che in questi non-luoghi ha trovato il suo posto nel cosmo. Una ragazza affascinante di nome Stella (Aurélia Poirier), piombata dalla Francia su quei tetti in mongolfiera e in fuga dal suo amato e odiato Joe (Ivan Franek). E ancora una congrega di suore goderecce, due gemelli naturisti (Giuseppe e Michele De Filippis), un club dove si beve, si balla e si scommette sulle corse tra lumache.

Guarda in alto recensione del film di Fulvio Risuelo

Uno spunto da fiaba urbana e surreale per Fulvio Risuleo, anche sceneggiatore con Andrea Sorini. Il giovane regista romano, classe 1991, è alla sua opera prima dopo un paio di pluripremiati cortometraggi e sa bene quello che vuole: girare un road movie in un mondo alternativo. Perché c’è bisogno di meraviglia al giorno d’oggi. Risuleo sceglie una zona di Roma (il quadrante est, quello che dalla Prenestina porta al Pigneto e a Largo Preneste) e soprattutto un approccio poco visti nel cinema italiano.

Guarda in alto recensione
Giacomo Ferrara

Moderno barone rampante, Teco incarna il disagio della terra e la tranquillità dei cieli. Dietro la sua storia non è difficile intravedere la metafora di un paese e di una generazione che la realtà tende a dimenticarla per non farci i conti. L’accumulo di situazioni rende un po’ troppo sgangherato il mescolarsi dei temi ma va detto che è proprio questa sfrenata ricerca il centro di un film sorprendentemente coraggioso.

Come suggerito sin dal trailer, Guarda in alto è sopra le righe per i toni, l’iter produttivo (Risuleo e Donatello Della Pepa della Revok Film hanno girato i mercati dei più importanti festival internazionali per metterlo in piedi), le musiche (la psichedelia elettronico-minimalista di Sun Araw) e il suo singolare cast. In primis Giacomo Ferrara, smarcato dal typecasting criminale di Suburra.

Risuleo ha poi recuperato un mito come Lou Castel, scovato su Vimeo e prelevato dalla periferia di Parigi, dove vive campando con il sussidio e i diritti dei suoi film. Poirier sbuca dritta da un altro mondo, quello misterioso e pagano di La quinta stagione di Peter Brosens e Jessica Woodworth. Gaviria, con oltre cento film alle spalle in Spagna, sfoggia un perfetto italiano, maturato in una famiglia di tenori. I gemelli De Filippis arrivano dalla compagnia di Pina Bausch. Insomma, un parterre di attori pienamente fiabesco.

Guarda in alto Risuleo a caccia del fantastico

Fulvio Risuleo, anche fumettista, si è inoltre avvalso dell’aiuto di Giacomo Nanni e Alessandro “Martoz” Martorelli. Il primo ha fatto da visual editor creando uno storyboard che ha materializzato le idee del regista; il secondo è stato la mano del “Muto”. Il murales che si vede nel film, non a caso, campeggia sul tetto del Maestoso, cinema romano che si è aggiunto alla lunga lista delle sale cinematografiche capitoline che negli ultimi anni hanno chiuso.

“Nonostante il nostro cinema sia soprattutto del reale e sociale, nel DNA degli italiani c’è la magia, del soprannaturale genuino”, ha spiegato Risuleo. Al netto di un esito non del tutto riuscito, Guarda in alto rimane un UFO nella produzione italiana canonica, anche per questo da scovare in sala e vedere. Al cinema dal 18 ottobre.

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