La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, recita un’antica filastrocca dedicata alla vecchietta dalle vesti lise, che la notte del 6 gennaio attraversa i cieli su una scopa per distribuire dolcetti e carbone.

A questo personaggio tanto amato dai bambini, luminosa divinità femminile della Natura soppiantata da redentori e profeti nelle società patriarcali, lo sceneggiatore Nicola Guaglianone e il regista Michele Soavi dedicano un film che si candida a diventare un nuovo classico delle feste.

La Befana vien di notte recensione del film

Missione difficile quella di mischiare la commedia made in Italy ai teen movie anni ’80. Della strega cattiva in realtà buona e salvatrice è piena la storia del cinema, ma questa versione tutta italiana, leggera e divertente, dolce ed ingenua, dedicata al personaggio più bistrattato della tradizione natalizia è un unicum curioso.

La Befana vien di notte punta a lanciare una nuova supereroina al femminile. Paola Cortellesi è la maestra Paola di giorno e la Befana, nata a Palestrina nel 1452, di notte. Uno dei primi supereroi della nostra infanzia, con la quale Guaglianone e Soavi (è bene ricordarlo: regista di horror cult come Deliria, La chiesa e La setta) vogliono alimentare i sogni dei bambini.

Il lato oscuro è rappresentato da Mr. Johnny (Stefano Fresi), un misterioso produttore di giocattoli traumatizzato proprio da uno sbaglio fatto vent’anni prima dalla vecchina. Arrabbiato a morte con lei, il super cattivo – una via di mezzo tra un ammiraglio e un domatore di leoni, tra il Joker burtoniano e lo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie – decide la rapire la “Befanaccia” e fargliela pagare. Saranno sei alunni della maestra, che hanno assistito al sequestro, a cercare in tutti i modi di salvarla, partendo per un’avventura fantastica a bordo delle proprie biciclette.

La Befana vien di notte recensione

La Befana vien di notte Cortellesi eroina nazionale

Come suggerito sin dal trailer, il film guarda ai classici della Amblin come I Goonies, E.T. e Piramide di paura. Facendo buon uso di un budget non certo mostruoso (c’è persino un gradevole utilizzo di CGI), scegliendo musiche azzeccate e interpreti indovinati, La Befana vien di notte riesce nell’obiettivo di mettere in scena un gentile coming of age sul superamento delle paure. Specie in un’età come l’adolescenza, in cui ci si sente molto vulnerabili e le nostre fragilità ci vengono spiattellate dritte in faccia. La stessa Befana dovrà mettersi in discussione per superare la sua paura di amare (il fidanzato Giacomo è interpretato da Fausto Maria Sciarappa).

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Il meccanismo, nella sua semplicità, funziona. Tanto che ad un certo punto, specie nella seconda parte, il film si adagia su binari convenzionali e diventa scontato, quasi fosse spaventato della propria originalità. Ovviamente si tratta di un peccato veniale, perché La Befana vien di notte è un passo importante nella produzione italiana di genere (“il primo cinecarbone”, l’ha definito Guaglianone). È un film che, nonostante i suoi limiti, manderà a casa soddisfatto il pubblico durante le feste (in occasione delle quali sfida Il ritorno di Mary Poppins e Moschettieri del Re). Al cinema dal 27 dicembre, distribuito da Lucky Red.

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