La prima notte del giudizio è il quarto capitolo del franchise La notte del giudizio (in originale, The Purge), saga creata da James DeMonaco e prodotta da Jason Blum e Michael Bay. Una distopia nata nel 2013 (con Ethan Hawke a proteggere la famiglia da una home invasion) e sviluppata nei due film successivi (Anarchia, 2014, ed Election Year, 2016) per raccontare (prevedere?) l’America pre e post Trump. Lo Sfogo immaginato è quello che le élite che governano la più grande democrazia del mondo concedono, una volta l’anno per 12 ore, ai cittadini. Durante il Purge, tutti possono scatenare la violenza repressa e gli istinti selvaggi, purificandosi attraverso le torture, le sevizie, l’omicidio. Le autorità non intervengono e alla fine, tutto viene condonato. Una scelta politica che i Nuovi Padri Fondatori hanno ideato per diminuire il tasso di criminalità e aiutare l’economia in crisi. Ma è proprio così?

La prima notte del giudizio: perché vederlo

La prima notte del giudizio è il prequel che racconta come tutto è iniziato. DeMonaco, autore della sceneggiatura, ha lasciato la regia all’afroamericano Gerard McMurray. Il presente è il 2014 e i NFFA, alternativi a democratici e repubblicani, sono in forte ascesa. Con l’aiuto della dottoressa Updale (Marisa Tomei), decidono di sperimentare a Staten Island, l’isola black di New York, la loro pericolosa teoria sociologica. La pulizia deve partire dal basso, dai più poveri. Chi sceglie di rimanere, riceve 5000 dollari. Se si partecipa e si uccide, il premio in denaro cresce. La confusione regna sovrana, non per il boss D (Y’lan Noel) e la tosta attivista Nya (la bellissima Lex Scott Davis), che hanno capito subito come dietro lo Sfogo ci siano ben altri interessi. La comunità riparte dagli ultimi, contro le soffocanti dottrine ordoliberiste che mettono i wasp vittime della crisi contro neri, asiatici ed ispanici. “Dobbiamo eliminare i poveri per non doverli sostenere con il welfare”, dice lo spietato capo ariano Sabian (Patch Darragh). Messaggio forte e chiaro, che fa di Make the Purge Great Again un monito anche per il “nostro” Prima gli italiani.

La prima notte del giudizio
La prima notte del giudizio (foto: Universal Pictures)

La prima notte del giudizio: perché non vederlo

Al netto delle buone intenzioni, il film di McMurray si rivela il più debole della saga. Sfilacciato, elementare, con colpi di scena telefonati e una regia priva di guizzi, che punta all’action anni ’80 ma si esalta soltanto nelle lunghe scene dei corpo a corpo lungo le scale delle case popolari. In fondo, le ragioni per cui l’omicidio è legale le conoscevamo già: perché non proseguire con ciò che accadeva al termine di Election Year? La sensazione è quella di un’occasione sprecata, di un franchise che sia arrivato a grattare il fondo del barile. La prima notte del giudizio, distribuito da Universal, è al cinema dal 5 luglio. Negli Stati Uniti è uscito, non a caso, il 4. Ah, occhio alla scena dopo i titoli di coda: è un teaser per la serie tv in 10 episodi che andrà in onda negli Usa dal 4 settembre.

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