L’agenzia dei bugiardi è il remake italiano di Alibi.com, commedia francese di e con Philippe Lacheau che in patria ha portato al cinema quasi 4 milioni di persone. Il regista Volfango De Biasi (anche sceneggiatore con Fabio Bonifacci) cambia “al 70%” il soggetto originale e imbastisce una commedia degli equivoci che gioca su verità e menzogna, comicità surreale e farsa da cinepanettone.

L’agenzia dei bugiardi recensione del film

Giampaolo Morelli è il protagonista Fred, un affascinante truffaldino che si è inventato una diabolica agenzia segreta, la SOS Alibi, che fornisce alibi ai propri clienti. Sono soprattutto gli infedeli il suo pane quotidiano, anche se non mancano le bugie costruite ad hoc per giustificare malsane passioni (il monsignore tifoso sfegatato della Roma interpretato da un grande Antonello Fassari, versione “mostro” Gassman in Che vitaccia!).

I colleghi di Fred sono il nerd Diego (Herbert Ballerina) e l’apprendista Paolo (Paolo Ruffini), appena assunto e affetto da una singolare narcolessia. Quando Fred, segnato dal trauma della separazione dei genitori e ferreo sulla sua condotta sentimentale (ogni relazione dura un mese e poi stop), si innamora ricambiato di Clio (Alessandra Mastronardi), trasgressiva quanto bacchettona paladina della sincerità, l’impalcatura delle falsità comincia a vacillare.

L'agenzia dei bugiardi recensione

Specie se il cliente numero uno dell’agenzia è Alberto (Massimo Ghini), padre di Clio, ingegnere sposato da anni con il magistrato Irene (Carla Signoris) e perso dietro la sua giovane amante, l’aspirante cantante W-Cinzia (Diana Del Bufalo). Accidentalmente, il gruppo si ritroverà in vacanza in un resort pugliese (basta, per favore!) e la situazione diventerà a dir poco esplosiva.

L’agenzia dei bugiardi parte forte, costruito su una sceneggiatura ad incastri che funziona e un cast inedito e sorprendente. Convincono soprattutto Morelli e Mastronardi, Signoris e Ghini. Meno Del Bufalo e Ruffini (anche se il suo sketch sui migranti è scorrettissimo e geniale), mentre Herbert Ballerina appare troppo sacrificato. Diverte il personaggio di Paolo Calabresi, amico di famiglia onanista che si eccita sulle foto di Irene in toga. E c’è persino un doppio cameo di Piero Pelù (nei panni di se stesso) e Nicolas Vaporidis (attore-amico-feticcio di De Biasi dai tempi di Come tu mi vuoi e Iago).

L'agenzia dei bugiardi recensione

L’agenzia dei bugiardi cast arma vincente del film

Il risultato è un film leggero come vuole essere, ma non noioso. Si (sor)ride senza troppe scurrilità, complice l’equilibrio tra comicità di dialogo e situazione, equivoci e sentimenti. Regista e attori si sono divertiti nel girare questo film, è evidente. E questo spirito è restituito al pubblico. Peccato per lo sviluppo narrativo e di sceneggiatura, emblema della standardizzazione del linguaggio della commedia italiana.

Non tutto regge fino in fondo, infatti, e la seconda parte si prende molte scivolate. Quando spuntano dal nulla una banda di zingari pugliesi (capeggiata da un improbabile Raiz degli Almamegretta), una acida festa cosplay e un’assurda svolta omosessuale, l’intrigante commedia corale lascia il posto alla pochade più fiacca. Con il materiale a disposizione (i sentimenti feriti, l’umanità dell’errore, la via di fuga della menzogna), si poteva osare qualcosa di più.

Ciò che resta davvero incomprensibile sono le strategie dei distributori italiani, che in un paio di week-end fanno uscire in sala Non ci resta che il crimine e Attenti al gorilla, questo film e Compromessi sposi con Salemme e Abatantuono. Un vero suicidio.

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