Le nostre battaglie è il secondo lungometraggio del belga Guillaume Senez, vincitore del Torino Film Festival 2015 con il suo esordio Keeper. Il film racconta la storia di Olivier (Romain Duris), un operaio che lavora in una grossa compagnia di import export. È il caposquadra del suo settore perché è bravissimo in quello che fa. Lo sa la sua società, che lo usa per trattare i rapporti con i dipendenti, e lo sanno i suoi colleghi, che lo hanno scelto come rappresentante sindacale. Proprio come era stato suo padre.

Olivier è sposato con Laura (Lucie Debay). Nonostante facciano fatica ad arrivare alla fine del mese, sono una famiglia felice. Hanno due figli, Elliot (Basile Grunberger) e Rose (Lena Girard Voss). Laura fa la commessa di un negozio di vestiti. Un episodio doloroso accaduto durante il suo ultimo turno in boutique, le fa maturare una decisione difficile: partire e abbandonare marito e figli. Incredulo e smarrito, Olivier si ritrova all’improvviso a destreggiarsi tra i bisogni dei bambini, il lavoro e le sfide quotidiane della vita.

Le nostre battaglie recensione

“Non devi aver paura, lo sai perché? Perché le storie finiscono sempre bene”, dice Laura mettendo a letto Elliot la sera prima di andarsene. Non a caso Le nostre battaglie nasce da un episodio autobiografico: la separazione del regista dalla moglie e la necessità di dover badare da solo ai suoi figli. Uno spunto che richiedeva un approccio particolare alla narrazione.

Nella sua dissezione delle relazioni, Sanez afferma uno stile preciso e un temperamento delineato: Le nostre battaglie è un film asciutto ed essenziale, privo di retorica e ricatti emotivi nei confronti dello spettatore. Non è un film a tesi, non deve dimostrare niente, non giudica: è un ritratto radicalmente politico e civile che descrive un universo precario e fragile, risultato del capitalismo 2.0. Quel neoliberismo dell’abbondanza che prosciuga gli individui e aumenta la disuguaglianza.

Le nostre battaglie recensione del film

Un mélo contemporaneo profondo ed emozionante, costruito su due registri: quello famigliare, à la Kramer contro Kramer, e quello sociale, che riflette sulla graduale svalutazione dell’elemento umano nel mondo del lavoro. Se la storia non sempre trova il perfetto equilibrio tra queste diverse ramificazioni, Sanez ha la capacità di restare su un livello intimo, di narrare con pudore e discrezione i sentimenti e la vicinanza.

Il regista belga ha utilizzato un metodo non convenzionale con gli attori: non ha fornito loro i dialoghi (nonostante la sceneggiatura sia stata scritta e rigidamente rispettata), lavorando sull’improvvisazione durante le riprese. La performance in sottrazione di Duris, fatta di muscoli tesi e continue implosioni, funziona alla perfezione. Sanez inoltre non usa musiche se non Le Paradis blanc di Michel Berger, una canzone smaccatamente pop che accompagna una delle scene più toccanti del film, il confronto/scontro tra Olivier e sua sorella Betty (una bravissima Laetitia Dosch).

Le nostre battaglie recensione

Le nostre battaglie film al cinema dal 7 febbraio

Il silenzio, come quello in cui si chiude Rose quando anche la zia che si sta prendendo cura di lei è costretta a partire, è centrale in questo film. Nella difficoltà di mettere la giusta distanza tra famiglia e lavoro, personale e collettivo, privato e pubblico, le persone hanno enormi difficoltà ad aprirsi, a parlare, a confrontarsi con gli altri e a discutere dei loro affetti. Non accade soltanto a Olivier: è destino comune a sua madre Joëlle (Dominique Valadié) e alla sua collega Claire (Laure Calamy).

Ma Le nostre battaglie è soprattutto un film sulla paternità perché sono Elliot e Rose a far crescere Olivier, a trasformarlo in un genitore, a farlo sentire diverso da suo padre. A far sì che possa finalmente abbattere le barriere che ha costruito tra sé e il mondo e mostrare le sue fragilità. Le nostre battaglie avrà una concorrenza difficile in sala, da Tramonto a Il corriere – The Mule, ma è un film da vedere perché fatto di personaggi che parlano a (e di) tutti noi. Al cinema dal 7 febbraio, distribuito da Parthenos Distribuzione.

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