Il lato oscuro della leggenda: così la Disney presenta Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni, live action che fa rivivere i fasti del racconto di E. T. A. Hoffmann. Lasse Hallström e Joe Johnston (subentrato in post-produzione per una serie di riprese aggiuntive) mettono in scena con toni da trip psichedelico e iconografia da operetta il celebre balletto di Cajkovskij. Il mix di realismo e fiabesco è quello dei recenti Cenerentola e Il libro della giunga, con in più un tocco lisergico e dark che arriva dall’Alice in Wonderland di Tim Burton.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni recensione

L’aggiornata tecnologia fantasy è il perno di Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. Non a caso, per far rifiorire storie senza tempo come questa, ci vuole una formula che richiede una certa alchimia tra elementi classici ed evoluzione contemporanea.

Bastano i pochi minuti introduttivi, quelli di un vorticoso piano sequenza tra cieli e palazzi londinesi, per capire quale sia stata la scelta interpretativa della Disney, già largamente anticipata dal trailer del film. Una principessa rivista e aggiornata secondo l’aria dei tempi, con costumi, palette cromatica e psicologie dei protagonisti che non si allontanano di un millimetro da ciò che ci si aspetta. Il tutto in nome del politicamente corretto.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni, la recensione

Mackenzie Foy è molto brava e convincente nei panni di Clara, ragazzina rimasta orfana di mamma con i fratelli e il papà depresso. Clara è brillante, intelligente e tosta, curiosa e coraggiosa, sempre gentile e femminista quanto basta. Un’eroina alla ricerca della propria identità, perché l’elaborazione di un lutto del genere non è mai facile.

L’occasione arriva durante la festa di Natale del padrino Drosselmeyer (Morgan Freeman), che la mette sulle tracce della chiave che aprirà il regalo che la mamma le ha lasciato in dono prima di morire: un uovo dal valore inestimabile. È seguendo quel filo d’oro che la giovane si ritrova catapultata in un misterioso mondo parallelo, dove lo Schiaccianoci Philip (Jayden Fowora-Knight) prende vita al suo passaggio e la accompagna attraverso il Quarto Regno. Era quello il posto che la madre aveva creato e protetto con amore e dedizione.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni recensione

Un tempo Madre Cicogna (Helen Mirren) dominava quei luoghi. Poi tutto è finito. Oggi sfida Fata Confetto (Keira Knightley) e gli altri regnanti. Tutti alle prese con un dolore da cicatrizzare. Ma in realtà il nemico Clara ce l’ha sotto il naso e nasconde animo fascistissimo e intenzioni belligeranti dietro tenere apparenze.

Inno (spesso fastidioso e ipocrita) alla diversity, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni è un tradizionale percorso di crescita che racconta il fatidico trapasso dall’infanzia alla maturità. Con morale annessa: il futuro (soprattutto della leadership) è donna. Alla Disney ci hanno messo anni e anni per arrivarci ma finalmente ce l’hanno fatta.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: uscita il 31 ottobre

Venendo a ciò che interessa più al pubblico, il ritmo è serrato per gran parte del film, anche se c’è una certa farraginosità nella seconda parte e qualche ovvietà di troppo nello schema narrativo. A rianimare il tutto ci pensano le evoluzioni degli inquietanti clown di Madre Cicogna e i gag affidati allo spassoso Topolastro.

Insomma, la forza visiva e visionaria è sempre eccellente (anche sui titoli di coda) ma fin troppo convenzionale. Sa tutto di già visto, dalla legge di Newtown alla scena del ballo ai trucchi fantasmagorici. Tuttavia, al netto di questo, lo spettacolo c’è e il prodotto (di puro consumo) funziona. A rinverdire la tendenza Disney a realizzare film più “adulti” che però richiamino anche il pubblico infantile. Questo Schiaccianoci piacerà soprattutto alla fascia 10-15 che da mesi lo ha eletto antipasto obbligatorio alla notte di Halloween, ma risulterà piacevole per ogni tipologia di pubblico.

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