Disponibile su Netflix dal 17 agosto, la nuova serie di Matt Groening è stata annunciata a gran voce dalla celebre piattaforma e su tutti i social: noi l’abbiamo guardata tutta con attenzione, e abbiamo deciso di rifletterci su in queste recensione di Disincanto.

Se non l’avete vista, naturalmente, occhio agli spoiler!

Recensione di Disincanto, l’ultima serie di Matt Groening

Iniziamo con un dato inevitabile: non bisogna aspettarsi né i nuovi Simpson né il nuovo Futurama. E non perché il creatore abbia perso la sua verve, o la sua vena satirico-ironica che tanto amiamo, anzi. La verità è che la ricezione è cambiata, così come le abitudini di visione.

Netflix detta legge precise: episodi di media lunghezza, storyline orizzontali, sviluppo dei personaggi, cliffhanger. Uno spazio di lavoro ben diverso dalla quotidianità delle TV nazionali risalenti alla scorsa generazione d’intrattenimento. Precisamente, i Simpson sono stati trasmessi per ben 27 anni nella fascia pomeridiana di Canale 5. Un appuntamento fisso, quasi ‘forzato’ per quasi tre decadi di giovani spettatori.

recensione di disincanto

Appare chiaro quindi, nel momento in cui la distribuzione è targata Netflix, che viene meno la necessità di caricare ogni singolo episodio di una forza autoconclusiva (e probabilmente di una certa intensità comica-tematica) per dare priorità al racconto. Lo storytelling, come tanto ci piace chiamarlo.

Da qui parte la nostra recensione di Disincanto: un prodotto (per ora) in 10 episodi, una storia che inizia e prosegue senza nessun buco di sceneggiatura. Disegni perfetti, facce familiari (Elfo con il viso di Barney/Boe, Bean un misto di Leila/Bart) e connotazioni psicologiche altrettanto di rimando. C’è chi nel carattere della protagonista ci ha visto l’eroismo della paladina di Futurama, ma anche l’antieroismo di un giovane Homer Simpson, chi in elfo l’ingenutà di Fry. Insomma, un divertente gioco degli specchi che appassionerà i più attenti spettatori.

Il citazionismo pop e le derive pulp/slasher

E le citazioni non finiscono qui: battute attuali, lievi rotture della quarta parete, simbolismi che rimandano ad altre produzioni (il Trono di Spade, inteso proprio come oggetto) e le favole dei fratelli Grimm. A questo proposito è molto interessante la deriva slasher-cannibale della vicenda di Hansel e Gretel, decisamente uno degli episodi più interessanti dell’opera (1×05) insieme alla puntata dedicata alle ‘aspirazioni lavorative’ di Bean.

Senza contare il colpo di scena finale, supportato da disegni e animazioni impeccabili, tecnicamente rapportabili all’odierna CGI utilizzata nei film fantasy.

In sostanza, nonostante qualche rallentamento del ritmo narrativo, un inizio che non mira immediatamente ad esaurire il discorso al primo episodio, una trama che si concentra su pochi e definiti temi umani, la nostra recensione di Disincanto è assolutamente positiva: è un esperimento nuovo, pilotato da chi sa navigare in queste acque. Il linguaggio è diverso, così come il pubblico.

Recensione di Disincanto: la sfida di Matt Groening

Ammettiamolo: oggi come oggi sarebbe possibile lanciare una serie mastodontica (in termini di longevità e numero di puntate per stagione) come i Simpson e assicurarsi la fidelizzazione dello spettatore medio?

Ecco perché Disincanto va apprezzata per la sua ventata di stile, accuratezza, ironia e azione – perché ne vedrete tanta, divertente quanto poco plausibile, ma sempre perfettamente in linea con il contesto. Non ci resta che aspettare la seconda stagione!

 

 

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