Se son rose, la tredicesima regia di Leonardo Pieraccioni che il comico toscano ha scritto con Filippo Bologna, è e sarà la sua ultima commedia sentimentale. Lo ha assicurato Pieraccioni stesso presentando il film alla stampa.

Superati gli ‘anta’, il suo umorismo non si è fatto esplosivo ma soltanto politicamente corretto, come dimostra questa ronde tra ex amanti nelle sale dal 29 novembre (500 copie, distribuisce Medusa).

Leo stavolta è Giustini, un giornalista che scrive di app e innovazioni digitali per il web (non sapevamo si diventasse ricchissimi con questo lavoro, prendiamo nota). È bravo a fare tante “views” e disilluso quanto basta per aver chiuso con l’amore. Leonardo è stato sposato (con Claudia Pandolfi, che ora vive con un medievalista ricco anche lui, Gianluca Guidi), ha una figlia di nome Yolanda (la youtuber Mariasole Pollio) e una strana e indefinibile relazione con Ginora (Elena Cucci). Una ragazza (toh, ricchissima) che lui chiama “Quarantotto”, come il numero di neuroni che ha in testa.

Se son rose film di Pieraccioni in sala: la recensione

Yolanda, stanca di vederlo solo e imbolsito, gli lancia una sfida a sua insaputa. Durante un weekend passato insieme, riesce ad avere dalla nonna i numeri di tutte le ex del babbo. Non solo: manda alle donne un messaggio. “Sono cambiato, riproviamoci”. Su dieci, sono in quattro a rispondere. Disposto a tutto per l’amore di sua figlia, Leonardo, imbeccato dai consigli della vicina napoletana (una grande Nunzia Schiano), incontra una ad una le donne. Saranno rendez-vous a dir poco disfunzionali.

Se son rose recensione
(foto: Angelo Trani)

Se son rose vuole essere un punto della situazione che Pieraccioni fa sulla sua vita. C’è qualcosa di dolce e affettuosamente malinconico in questo diario sentimentale semi-autobiografico, un Broken Flowers di provincia toscana che racconta i motivi per cui una coppia si lascia.

Purtroppo la scarsa qualità della scrittura e dei gag piega il film sulla sua piattezza. Le battute divertono poco e non si ride quasi mai, il che per una commedia (seppur sentimentale) è una bestemmia. Il trailer fa quasi ridere di più. Pieraccioni punta invece a raccontare i cinquantenni che “non ce la fanno ad affrontare la maratona dell’amore”. Vuole fare un film d’intrattenimento ma anche di pensiero. Scelta che riesce solo a metà.

Se son rose recensione
(foto: Angelo Trani)

Se son rose cast punto di forza del film

Dei quattro incontri che scandiscono il ritmo narrativo del film, soltanto quello con Caterina Murino, che nel frattempo è diventata una suora laica, è realmente divertente. Complice anche un cameo di Vincenzo Salemme nei panni di un buffo paralitico napoletano.

A funzionare sono soprattutto le attrici, dalla Murino ad Antonia Truppo toscanaccia sulla strada del cambio di genere, passando per Gabriella Pession tosta e autoritaria docente universitaria e una dolce Michela Andreozzi. Ma si sa, Pieraccioni è da sempre bravo a circondarsi di un cast di supporto piacevolissimo.

Insomma, Se son rose non ha la freschezza dei suoi primi lavori, ma è un film che conosce bene gli spettatori ai quali è indirizzato e li coccola nella sua messa in scena accondiscendente, fatta su misura per il pubblico natalizio.

Tanto simpatico e leggero quanto evanescente, Se son rose non è un brutto film, come non erano tali i recenti Il professor Cenerentolo e Un fantastico via vai. Piuttosto una commedia inoffensiva che piacerà il giusto allo zoccolo duro di fan del registattore fiorentino.

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