Solo: A Star Wars Story è il secondo spin-off (dopo Rogue One) della saga fantascientifica di Star Wars. Presentato fuori concorso a Cannes 2018, dov’è stato l’evento pop del Festival, questo prequel è ambientato cronologicamente undici anni prima di Episodio IV – Una nuova speranza. Una origin story che vuole rispondere alla domanda che tanti fan si sono fatti nel corso degli anni: cosa combinava Han Solo prima di salvare la galassia lontana insieme a Leia e Luke Skywalker? La risposta è (più o meno) negli abbondanti 135 minuti di questo space western che risente della sua storia produttiva travagliata.

Solo: A Star Wars Story, al cinema dal 23 maggio

I due registi originali di Solo, Phil Lord e Chris Miller (la coppia di Piovono polpette, 21 Jump Street e The Lego Movie), sono stati licenziati a metà riprese dalla potentissima produttrice Kathleen Kennedy. Il motivo? “Divergenze creative” tra i due (che volevano girare una pura commedia, puntando forte sull’improvvisazione degli attori per allontanarsi dal rigido script di Lawrence e Jonathan Kasdan) e Lucasfilm, che voleva semplicemente dare un “comedic touch” ad un’opera space fantasy. La rottura è stata inevitabile e a sostituirli è stato chiamato il “normalizzatore” Ron Howard, amico di vecchia data di George Lucas.

Solo: A Star Wars Story
Emilia Clarke e Alden Ehrenreich

Han Solo (Alden Ehrenreich se la cava egregiamente nonostante il difficile paragone con Harrison Ford) è un figlio di nessuno che vive come il Furbacchione di Oliver Twist per le strade putride di Corellia. Ruba per sopravvivere sognando di diventare un pilota, e ama – ricambiato – la bellissima Qi’ra (Emilia Clarke, la Daenerys Targaryen di Game of Thrones). Quando il destino li separa, Han diserta l’esercito e si unisce ad un gruppo di fuorilegge, capeggiati da Tobias Beckett (Woody Harrelson), insieme al suo nuovo amico Wookie, Chewbacca. Il loro obiettivo è rubare un carico di Coaxium, il preziosissimo carburante che muove l’intero universo. Sulla loro strada, però, ci sono il cattivissimo e sfregiatissimo Dryden Vos (Paul Betanny), e il giovane e pansessuale Lando Calrissian (un super Donald Glover) con la droide femminista L3-37 (il personaggio più riuscito).

Solo: A Star Wars Story
Donald Glover

Kasdan e Howard hanno scelto di tornare al classico film d’avventura, al viaggio d’iniziazione tra azione e divertimento, sentimenti e tradimenti, scoperte e rivelazioni. Un lunghissimo heist movie (la rapina è il cuore del film) senza spade laser, Jedi e Morte Nera, con il Millennium Falcon (chi la immaginava una discoteca anni ’70 nelle mani di Lando rimarrà deluso) che diventa l’arca perduta da ritrovare. La regia ha il respiro maestoso dell’epica (la scena del maelstrom lascia senza fiato, con la “rotta di Kessel in meno di dodici Parsec” che diventa finalmente realtà) e in fondo, che la storia funzioni diventa un aspetto secondario.

Se la recitazione è buona, l’ironia c’è (ma risulta inoffensiva) e l’andamento è scorrevole, Solo: A Star Wars Story inciampa però nel peggiore dei difetti per un prodotto di queste dimensioni: non aggiunge nulla di nuovo all’immaginario della saga. Il vero rischio di questo progetto, un blockbuster che la Disney ha sfornato per andare avanti a colpi di un film all’anno, è di essere dimenticato non appena si mette piede fuori dalla sala.

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