Tito e gli alieni è il secondo film di Paola Randi, la regista milanese campionessa del low-budget che nel 2010 ha debuttato con Into Paradiso. Per la sua opera seconda, sceglie come ambientazione il deserto del Nevada ai confini con l’Area 51 e come protagonista una famiglia disfunzionale. Lo scienziato stralunato è una figura che affascina la regista: Alfonso D’Onofrio, il protagonista interpretato da Gianfelice Imparato nel suo esordio, fa il paio con il Professore, un Valerio Mastandrea insolitamente baffuto. L’attore romano interpreta un ricercatore napoletano, vedovo e solitario, assoldato dai militari americani per completare un progetto segreto e rivoluzionario: uno strumento in grado di captare il suono dell’universo.

Tito e gli alieni: la trama

Il Professore, però, da quando la moglie (anche lei scienziata) è morta, ha mollato tutto. Passa le sue giornate sdraiato sul divano con delle cuffie sulle orecchie collegate ad un’antenna puntata verso il cielo. Su quelle frequenze, per un brevissimo lasso di tempo, era riuscito a catturare la voce del suo amore perduto. Il suo isolamento, già turbato da Stella (Clémence Poséy), la sua autista che organizza matrimoni per turisti appassionati di alieni, viene sconvolto dall’arrivo dei suoi nipoti, Anita, sedici anni, e Tito, sette (Chiara Stella Riccio e Luca Esposito, due rivelazioni). Da Napoli agli Stati Uniti, i due, rimasti orfani in seguito alla morte del padre Fidel (Gianfelice Imparato), vengono accolti a malincuore dallo zio. Se Anita sogna Las Vegas, una villa con piscina e Lady Gaga, Tito vuole soltanto una cosa: riuscire a parlare per l’ultima volta con il papà.

Tito e gli alieni
Tito e gli alieni (foto: Sara Petraglia)

Come facciamo ad affrontare la paura della morte e del dolore? Tito e gli alieni tenta di rispondere a questa domanda con la chiave della commedia indie buffa e insolita, che fa commuovere e divertire. Tra strizzatine d’occhio al cinema di alieni degli anni ’70 e ’80, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a Explorers, e sforzi produttivi incredibili per portare a casa il progetto (budget di 3 milioni di euro, riprese in Almeria e a Montalto di Castro, elaborati effetti in ripresa e digitali), Paola Randi racconta una storia d’amore e famiglia partendo da una suggestione tutta privata. “Qualche anno fa – spiega la regista – colsi mio padre, per me un esempio di fantasia e positività, assorto davanti ad una foto di mia madre sorridente incorniciata e appesa al muro. La memoria di mio padre si stava sciogliendo come neve al sole, mia madre era scomparsa da più di dieci anni e lui passava ore a contemplarne il viso cercando di conservarne il ricordo. Come si fa a trovare un antidoto al dolore della perdita? È a partire da questa domanda che il film ha avuto origine”.

Tito e gli alieni
Clémence Poséy e Valerio Mastandrea (foto: Sara Petraglia)

Dinanzi al lutto, i personaggi di Tito e gli alieni devono reinventare le loro vite. Si ritrovano così nel deserto dell’Area 51, “un luogo dismesso di sogni mezzi abbandonati”. Una Luna di Astolfo “dove l’umanità ritrova se stessa” e il vintage (Randi ha dichiarato tutto il suo amore per gli “effetti speciali visuali” di Carlo Rambaldi) si mischia con i ricordi che il Professore costruisce da solo. La provenienza napoletana dei protagonisti non è casuale: “Napoli ha un rapporto speciale e quotidiano con l’aldilà”, chiarisce la regista. Mastandrea, lavorando in costante sottrazione, aderisce perfettamente al suo Professore stropicciato e stanco. “È uno che mantiene vivo il ricordo in maniera acritica, la perdita non gli permette di vivere una nuova vita”, racconta. “Dorme e viene svegliato da due mosche: prova a schiacciarle ma capisce che in realtà sono molto importanti”.

Tito e gli alieni: uscita al cinema il 7 giugno

“Ho fatto il primo corto di Paola, Giulietta nella spazzatura, e anche quello aveva qualcosa di artistico, di forte e diverso”, aggiunge l’attore. “Quando ho letto il copione di Tito e gli alieni, mi ha colpito l’aspetto poetico. In quel contesto, con questi costumi e questi giovanissimi attori, ho ritrovato quella stessa emozione di tanti anni fa, anche se la lavorazione è stata lunga e complessa”. L’entusiasmo non è mai mancato a Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, scelti tra centinaia di bambini e ragazzi. “È stata un’esperienza che non tutti possono fare, sono stato molto fortunato”, confessa Luca con atteggiamento da attore scafato. “Adesso posso dire di aver fatto qualcosa di grande”.

Tito e gli alieni è un film coraggioso e diverso, tenero e agrodolce, intelligente, divertente e profondamente umano. Una storia di fantasmi e utopie, presenze e assenze, desideri e illusioni, “un messaggio di speranza, perché siamo tutti un po’ alieni per qualcuno”. Il film è dedicato a Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel scomparso nel 2017 e autore delle musiche di Into Paradiso. Presentato al 35° Torino Film Festival e vincitore dei premi per la regia e il miglior attore protagonista al Bif&st 2018, Tito e gli alieni arriva nelle sale il 7 giugno in oltre 100 copie, distribuito da Lucky Red e prodotto da Bibi Film con Rai Cinema e TimVision.

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