Claudio Gioè è Mario Francese in Delitto di mafia, secondo tv movie di Liberi Sognatori, serie antologica della Taodue incentrata sul racconto di quattro figure emblematiche della cronaca italiana. Quattro persone dalla grande umanità e dallo straordinario senso del dovere, che hanno combattuto criminalità e corruzione.

Francese era un cronista del “Giornale di Sicilia”, che aveva intuito prima di ogni altro il salto di qualità che la mafia si apprestava a fare alla fine degli anni Settanta. Aveva raccontato l’avidità dei Corleonesi e per queste sue inchieste è stato ucciso davanti casa il 26 gennaio del 1979.

Claudio Gioè è Mario Francese
Claudio Gioè

Su di lui, poi, cadde il silenzio. Soltanto quasi vent’anni dopo, è stato il figlio Giuseppe (Marco Bocci), ancora bambino quando il padre venne ucciso, a indagare, collegare e approfondire i fatti. Negli articoli di papà Mario ha trovato i nomi dei colpevoli. Dopo un enorme lavoro d’inchiesta, è riuscito ad ottenere la condanna per omicidio della cupola di Cosa Nostra.

Francese amava la gente, era uno che suggeriva le domande al pubblico ministero, tale era la sua conoscenza di uomini e cose”, ha raccontato Gioé presentando Liberi Sognatori al Rouge et Noir di Palermo. “Io e Mario abbiamo fatto la stessa cosa: abbiamo cercato la verità. L’incontro con Giulio, figlio di Mario, è stato fondamentale”, gli ha fatto eco Bocci.

Claudio Gioé è Mario Francese in Liberi Sognatori

Il film, che è anche l’ultimo lavoro di Gigi Burruano, vede nel resto del cast Romina Mondello (moglie di Francese) e Orlando Cinque (Giulio, figlio di Mario). “Gioè fisicamente non somiglia a mio padre ma in lui rivedo lo sguardo profondo e buono di papà, quel sorriso di persona generosa”, ha rivelato Giulio Francese,  oggi presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia.

Bocci, invece, è belloccio come Giuseppe, lo ricorda. Mi piace che dalla loro interpretazione vengano fuori la voglia di vivere di mio padre e di mio fratello e le loro storie fortissime per intensità, spessore e tragedia. Questo lavoro spezza un tabù, perché finalmente si occupa della vicenda di mio padre: a parte Pif, nessuno l’ha fatto. Eppure lui è stato il primo a raccontare i Corleonesi, quando i suoi stessi colleghi gli davano del visionario”.

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