Con la terza stagione della celebre serie TV che riguarda il mondo del crimine partenopeo (e nazionale), ritornano le consuete polemiche: in queste dichiaraizoni dell’attore Marco d’Amore su Gomorra c’è una chiave di lettura molto importante, una risposta decisiva a chi critica amaramente le vicende e i personaggi giudicandoli ‘diseducativi’.

Marco d’Amore su Gomorra 3: la libertà di raccontare un mondo

Come molti sanno – anche i non appassionati – la serie Sky Atlantic racconta con un timbro iperrealista, dark e d’azione il sottobosco di criminialità organizzata che si muove all’ombra della bella città di Napoli. Piazze di spaccio, accordi nazionali e internazionali, omicidi e torture a sangue freddo: i contenuti vengono dritti dritti dal bestseller di Roberto Saviano, che dal suo profilo Facebook ha raccomandato caldamente di leggere le parole di ‘Ciro l’Immortale’ in una recente intervista al Corriere della Sera:

marco d'amore su gomorra

« La nostra è una fiction, non un documentario – ha dichiarato l’attore, visto anche nel bellissimo corto di Emanuele Palamara “Uomo in Mare” Siamo liberi di raccontare la savana dal punto di vista del Leone o della gazzella. E non penso sia sbagliato un modo o l’altro. Però bisogna stare attenti, c’è il rischio di scivolare verso la censura».

L’intervento di Marco d’Amore su Gomorra arriva dopo il commento del procuratore aggiunto della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, che ha giudicato «folkloristica» la visione della camorra offerta dalla serie TV: “Le polemiche le lascio a chi ha voglia di farle – specifica l’interprete di ‘Ciro di Marzio’ – Noi partecipiamo da artisti e anche da cittadini a tratteggiare uno dei profili possibili del nostro paese. Ovviamente lo facciamo con l’intento da una parte di rendere incredibile e meraviglioso il racconto cinematografico, e dall’altra per partecipare ad un fortissimo atto di denuncia che è partito dall’operato di Roberto Saviano».

La critica del magistrato e la risposta dell’interprete di Ciro L’Immortale

Borrelli,però, non si è limitato a dare un giudizio sul contenuto della vicenda di Gomorra, ha anche voluto evidenziare ‘la forma’ in cui la criminialità organizzata è presentata:  «Oggi la camorra ha superato lo stato di contiguità con professionisti, impresa e parte della politica. I clan esprimono una propria classe dirigente. E questo preoccupa. La camorra raccontata in “Gomorra” è un’entità paradossalmente tranquillizzante, perché consente di differenziarsi».

Su questo, l’attore ribatte: «Tutto ciò che accade in “Gomorra”, ovviamente sotto il mantello della finzione, viene raccolto dalla realtà, dalle carte processuali, dalla storia che è scritta, quindi non è invenzione».

Commenti