The Good Doctor è la serie tv che sta facendo il boom di ascolti nelle sere d’estate su Rai 1. Molti spettatori si domandano se la vicenda del giovane chirurgo Shaun Murphy sia basata su una storia vera. Il creatore David Shore ha spiegato che si è ispirato a numerose esperienze di persone affette da autismo, ma le avventure private e professionali del medico protagonista sono frutto della sua fantasia. A fornire la giusta dose di realismo ci ha pensato David Renaud, lo sceneggiatore canadese che fa parte della writers’ room del medical drama. Renaud, infatti, è disabile e in passato è stato un vero dottore.

The Good Doctor: storia vera di David Renaud

David Renaud ha raccontato a Variety la sua incredibile storia vera: a 19 anni ha subito un incidente d’auto che lo ha lasciato paralizzato. “Mi sono risvegliato in ospedale con un medico che mi diceva: ‘Non riuscirai mai più a camminare’. Non volevo accettarlo, ero deciso a trovare una cura per la mia paralisi. Così mi sono iscritto alla University of British Columbia. Allora ho finalmente capito che siamo lontanissimi da una cura, ma ho pensato che avrei potuto fare qualcosa con la medicina della riabilitazione”.

The Good Doctor
The Good Doctor (foto: Instagram @thegooddoctorabc)

The Good Doctor, cast e autori per un messaggio universale

Il suo sogno, tuttavia, era un altro: raccontare delle storie. David aveva terminato il tirocinio ed era diventato medico a South Bay soltanto perché “dovevo trovare una cura per me stesso”. Così ha mollato tutto ed è entrato alla UCLA, dove ha conosciuto lo sceneggiatore Jason George, la persona che lo raccomandato al Disney ABC Writing Program. Dopo un cortometraggio, due sceneggiature, un pilot e qualche puntata di Masters of Sex, Renaud è entrato nel team di The Good Doctor. Ciò che lo ha convinto della serie con Freddie Highmore è proprio il suo messaggio universale, che lo riguarda da vicino: “Autistici, ciechi, sordi, in sedia a rotelle: siamo tutti parte di questa grande comunità di persone che combattono affinché le nostre storie vengano raccontate. E non raccontate e basta, ma in maniera autentica”.

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