Nel giorno della camera ardente allestita nella sede Rai di via Asiago e della cerimonia laica, breve e sobria, Barbara ricorda Gianni Boncompagni, morto domenica a Roma all’età di 84 anni. La figlia dell’autore e regista che ha rivoluzionato la tv italiana ha archiviato in fretta la carriera televisiva e quella di cantante e ha ripercorso le orme del padre, diventando anche lei autrice di programmi come Cuochi e fiamme, Paint Your Life e I menù di Benedetta.

Barbara ricorda Gianni Boncompagni
Barbara e Gianni Boncompagni

Dal padre Gianni ha imparato tutto, anche perché la sua infanzia non è stata proprio semplice. “Quando i miei si separarono avevo un anno, le mie sorelle 3 e 6 anni”, ha raccontato al Corriere della Sera. “Papà era giovanissimo, all’inizio della carriera. Avrebbe potuto metterci in collegio o affidarci ai nonni paterni. Invece ha voluto occuparsi lui della nostra crescita, giorno per giorno”.

Barbara ricorda Gianni Boncompagni: le sue parole

Un ricordo pieno d’amore il suo, sempre col sorriso sulle labbra, come quello del grande amico e collega Renzo Arbore. “Non era severo, ma autoritario sì: le regole sono necessarie per allevare i figli. Inoltre lui doveva assumere i ruoli di padre e madre, confrontarsi con i nostri problemi femminili, di cui in una famiglia normale si occupa la moglie”, ha spiegato Barbara.

Barbara ricorda Gianni Boncompagni
Gianni Boncompagni nel 1998 (foto: Ansa/Claudio Onorati)

Se gli confidavo che il mio ragazzo mi aveva mollato, lui replicava: ‘Ne trovi un altro più carino’. Una filosofia leggera, mai banale, che attingeva a radici antiche, una saggezza contadina”, ha aggiunto. “Era un dissacratore, con tanta ironia. Non un educatore tradizionale. Non ci rimproverava mai, preferiva essere un esempio di comportamento. Non gli ho mai sentito dire cattiverie sui colleghi”.

Raffaella Carrà, una seconda mamma

Raffaella Carrà è stata un po’ una mamma, quella che ci era mancata”, ha concluso Barbara. “Un forte legame con lei, che dura tuttora. Io le stavo sempre alle costole. Seguivo le prove dei suoi spettacoli. Assistevo ammirata al suo trucco e parrucco, la tallonavo quando andava in tournée… casa nostra era un laboratorio di idee”. L’eredità che Gianni ha lasciato è enorme. La sua dote maggiore? “L’umiltà. Mi ripeteva: ‘Ricorda che chi guarda la tv, magari sta pelando le cipolle!’”.

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