Il suo ultimo album si intitola ‘Dediche e manie’, a quasi 55 anni gira l’Italia in lungo e in largo con il suo tour e non si stanca mai di combattere “l’ipocrisia e la preoccupazione per il giudizio altrui”: è Biagio Antonacci, che in una bella intervista a TV Sorrisi e Canzoni si è confessato a cuore aperto. Ricordando anche un’infanzia difficile e problematica.

Biagio Antonacci ricorda la sua infanzia poverissima: “Ci chiamavano terroni, ci guardavano con disgusto”

«Papà era povero, arrivò da emigrante a Milano e dormiva nei palazzi in costruzione. La parola povertà la conosco perché siamo stati spesso sul suo ciglio. Ci chiamavano terroni e questa cosa ci ha scatenato dentro un senso di rivalsa. Ci ha fatto dire: “Ve la faremo vedere”.»

Il racconto del cantante (che pochi mesi fa ha dedicato ‘Iris’ a Nadia Toffa) prosegue così: «Sono cresciuto nel Bronx, tra scorribande e risse. Eravamo i ragazzi della Via Pal noi di Rozzano. Quando dicevamo “vengo da lì” sul volto degli altri si formava un’espressione di disgusto. Sono stato geometra tirocinante e nelle pause suonavo per quelli dell’ufficio animando la sera i piano bar o le budinerie dei navigli. Alberto Salerno, il marito di Mara Maionchi e lo scopritore di Eros Ramazzotti ascoltò i miei primi pezzi e mi disse: “Fanno schifo”, ma io ho sempre pensato che i pazzi fossero loro e che in realtà avevo talento. Ma riconosco di non aver mai mollato nonostante le tante porte in faccia. I primi soldi che ricevetti mi parvero un errore perché la fortuna, ai poveri, sembra sempre uno sbaglio. Quando arrivò dalla Siae un assegno da 20 milioni mia madre mi disse “chiama la Polizia, ti fanno la multa, non sono soldi tuoi”. Le risposi di stare calma: “Non chiamo un ca*zo di nessuno mamma, quei soldi sono miei”».

biagio antonacci

Un momento che Biagio Antonacci ricorda come molo drammatico è quello immediatamene successivo alla nascita del suo fratello minore: « Avevo la Rosolia e temevo di trasmetterla al bambino che mia madre teneva in grembo e aveva aspettato per dieci anni. Il senso di colpa elaborato in quei mesi me lo sono portato dietro per tutta la vita. È il peggiore dei sentimenti, il più inutile, il più inspiegabile. Lo trasmetti ai figli ed è un prodotto del benessere. Mio nonno, sette figli, al senso di colpa non aveva modo di pensare. Invito tutti a godere e a non pentirsi. Mettetelo nel cassetto, il senso di colpa»

Sulle relazioni e sull’amore, quello che tanto canta nei suoi pezzi, la sua opinione è insolita: «All’inizio avevo relazioni lunghe anche quando capivo che l’amore era finito: una follia. Ora sto con una ragazza, Paola, da 14 anni e sogno spesso una libertà che però nei fatti sono incapace di raggiungere. Con Paola ci scegliamo ogni giorno, ma quando finirà finirà per lei. Le donne sanno abbandonare meglio degli uomini».

Biagio Antonacci sogna di restituire la fortuna che ha avuto, e non si preoccupa di “stare sul ca*zo a qualcuno”

Facendo un bilancio finale il cantante riconosce uno dei valori più importanti della sua vita: la libertà: «Sono stato sempre conservatore, ma la mia libertà adesso è lasciare una tavola e alzarmi di scatto quando qualcuno mi sta sulle palle. Sogno sempre di essere da un’altra parte, non riesco mai a godermi niente fino in fondo. Vorrei essere più pragmatico e organizzato, ma è contro la mia natura. L’unica cosa che non smetto di fare è la musica, è come il se*so, non se ne può fare a meno. Sogno di restituire la fortuna che ho avuto, far crescere talenti, aprire una fondazione. L’affetto del pubblico? Ci sono quelli che mi amano, quelli a cui sto sul cazzo e ci sono gli agnostici. Mi sta bene così».

 

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