Corrado Guzzanti truffato: non molti erano a conoscenza dell’incredibile situazione di difficoltà economica del celebre volto televisivo, eppure le sue condizioni si sono aggravate al punto da “dover scegliere le scatolette di tonno meno care al supermercato” e ritenere “500 euro” una somma che “avrebbe potuto fargli davvero comodo” per andare avanti.

Ma cos’è successo?

Corrado Guzzanti truffato: la testimonianza durante il processo

Come spesso accade, i principali ‘sospettati’ di qualche illecito sono proprio le persone più vicine alle celebrità: l’amico di una vita, il fido consulente, o – in questo caso, il produttore e contabile del comico, Terenzio Valerio Trigona.

Sarebbe lui, secondo l’accusa, ad aver generato un milione di euro di debiti fiscali e ad aver causato l’avviso di pignoramento della casa. Insieme a Trigona, il suo factotum e braccio destro, Cesare Vecchio. Sono loro a sedere nel banco degli imputati.

«Il nostro rapporto professionale (con Trigona, ndr) inizia nel 1994 e dura 19 anni, fino al 2013 – racconta il celebre volto del Pippo Kennedy Show in una dichiarazione della durata di ben 3 ore – (un’amicizia interrotta) dopo avermi causato un danno da quasi un milione di euro e con la mia abitazione pignorata dalla banca».

corrado guzzanti truffato

La confessione sarebbe arrivata dallo stesso produttore, che con il comico condivideva un legame personale ma anche una sorta di ‘conflitto di interesse’, per stessa ammissione della presunta vittima: «Da una parte era il mio pagatore e dall’altra chi doveva emettere le fatture», specifica infatti Guzzanti parlando del suo ex braccio destro.

Com’è iniziata la presunta truffa

Quest’anomala gestione parte più di 20 anni fa: «Realizziamo il primo spettacolo nel 1996, quando riprendo a lavorare con la Rai. Terenzio poi assume un ruolo di coproduzione, nel 2001 con L’ottavo nano, Terenzio è in veste di coproduttore».

Un’ottima fonte di guadagno per l’attore, ma anche uno spunto di possibile investimenti: un ‘conto su obbligazioni tedesche al 4 per cento di interesse’ che gli avrebbe permesso di ottimizzare le uscite fiscali e i margini di ricavo. Una volta ottenuta l’approvazione per ‘totale fiducia’ nei suoi confronti da parte di Guzzanti, come « si legge nel capo di imputazione, avrebbe poi detto di aver investito le somme come concordato, consegnando rendiconti/prospetti falsi, attestanti guadagni per 6,5 milioni di euro apparentemente ottenuti con i titoli tedeschi».

Questo conto però, a detta del presunto Corrado Guzzanti truffato, non sarebbe «mai esistito». I pm parlano (e contestano) però di un vero e proprio ragiro che attesterebbe che il produttore «ometteva il pagamento delle imposte si legge negli atti o pagava parte di tali imposte in ritardo, generando un debito del Guzzanti verso l’erario di 900mila euro».

A quel punto l’escalation verso una lunga lista di ingenti debiti era ormai avviata: nel 2013 il comico si è visto arrivare un avviso di pignoramento della sua casa. Successivamente sono venuti fuori alcuni movimenti sospetti (prelievi, operazioni di giroconto con firme false), fino al punto di non ritorno: «Ho scoperto di essere talmente rovinato che 500 euro mi avrebbero fatto comodo – ha spiegato, aggiungendo che, dopo 30 anni di carriera, si è trovato a dover «lavorare come un matto per salvare la casa». 

 

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