Era il 3 maggio del 1987 e la “calabrese di Parigi” si toglieva la vita: Dalida a 30 anni dal suicidio è ancora una donna bellissima e idolatrata. Personalità problematica e sofferente, segnata dal successo e da un inguaribile “mal de vivre”, la cantante giunse al tragico epilogo ingerendo una dose fatale di barbiturici nella sua casa in rue d’Orchampt sulla Butte di Montmartre. “Perdonatemi, la vita mi è insopportabile”, scrisse su un biglietto Cristina Jolanda Gigliotti, nata a Il Cairo nel 1933 da genitori calabresi originari di Serrastretta, piccolo centro in provincia di Catanzaro.

Dalida a 30 anni dal suicidio
Dalida

Da una riva all’altra, tra gli anni Cinquanta e Sessanta divenne la più popolare interprete della musica leggera francese, prima al servizio di Brel, Ferré e Trenet, poi da regina delle discoteche. Oltre 170 milioni di dischi venduti (fu la prima donna, nel 1964, a conquistare il disco di platino), una vita sentimentale movimentata (da Lucien Morisse a Jean Sobieski, da Alain Delon a Christian de la Mazière, fino alla relazione tormentata con Luigi Tenco: fu proprio lei a scoprirne il cadavere all’Hotel Savoy di Sanremo, il 27 gennaio 1967), un percorso di ricerca interiore in Nepal e quell’insopportabile senso di solitudine che si portò sempre addosso.

Dalida a 30 anni dal suicidio: Parigi la ricorda così

Sono diverse le iniziative in sua memoria. Il Musée de la Mode de la Ville de Paris, al Palais Galliéra, espone fino al 13 agosto i suoi vestiti: 200 abiti (il titolo dell’esposizione è “Dalida, une garde-robe de la ville à la scène”) che testimoniano una donna libera, che si vestiva come voleva e non si legava necessariamente ai grandi della haute couture dell’epoca. All’inaugurazione della mostra era presente anche Felice Molinaro, sindaco di Serrastretta, che a nome del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e di tutti i calabresi ha consegnato al fratello di Dalida, Bruno, una targa ricordo.

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