Rai e Mediaset hanno deciso di comune accordo di sospendere lo spot di Obiettivo Risarcimento con Enrica Bonaccorti. La pubblicità era in onda sulle varie reti generaliste nel corso di questo periodo di feste.

L’azienda Obiettivo Risarcimento, con sede a Villorba, punta ad aiutare tutte quelle persone che ritengono di essere state danneggiate in ambito sanitario. Lo spot ha suscitato immediate polemiche perché inciterebbe alla richiesta danni da parte di pazienti ricoverati e curati negli ospedali italiani, anche fino a dieci anni prima.

Enrica Bonaccorti spot sospeso da Rai e Mediaset

“A tutti può capitare di sbagliare, anche agli ospedali. E in questi casi tutti hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno chiama Obiettivo Risarcimento”, recita Enrica Bonaccorti nello spot.

Parole che non sono andate giù alla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici. In una lettera alla Commissione di vigilanza Rai, la Fnomceo sollecita iniziative che “impediscano la diffusione di un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso” da parte di “una società nota per intentare e sollecitare azioni di rivalsa, anche temerarie, contro il Servizio sanitario nazionale”.

Secondo il presidente Filippo Anelli, “dovrebbe prevalere l’interesse pubblico, lo Stato dovrebbe tutelare la più grande azienda italiana, il Servizio sanitario nazionale produce salute. Il sentire dei medici verso questo spot è di pura indignazione”.

Comunicazione ingannevole e scorretta, presenteremo una denuncia alla Procura di Roma”, ha aggiunto Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, network dedicato a chi opera nel mondo medico-sanitario.

Enrica Bonaccorti spot

Obiettivo Risarcimento spot sottoposto allo Iap

La Bonaccorti, contattata dall’Ansa, si è detta “sorpresa e dispiaciuta” da quanto accaduto. “Ho girato questo spot in totale buona fede” e “mai avrei pensato di offendere un settore che per me è sempre stato molto importante”. Per questo, “sono pronta a farne un altro per dare spazio anche alle denunce dei lavoratori della sanità”.

La Rai, intanto, fa sapere che “sottoporrà all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) per una sua opportuna valutazione lo spot pubblicitario”. Fino al termine del processo, la messa in onda è sospesa. Stessa decisione presa da Mediaset, “in attesa della valutazione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria”.

“Si tratta di una pubblicità che cerca di sfruttare la debolezza dei malati e delle loro famiglie a fini di lucro“, ha tuonato Federico Gelli, medico ed ex deputato del Pd promotore della Legge sulla responsabilità professionale. “Un approccio di questo tipo ha contribuito a far raggiungere le 300 mila cause legali sul contenzioso in sanità e un costo della medicina difensiva di 13 miliardi di euro”. Lo spot della discordia, invisibile in tv, è ancora disponibile online su YouTube.

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