Non si placano le polemiche su C’è Grillo, lo speciale televisivo di Rai 2 che ha riportato in tv Beppe Grillo. Andato in onda lunedì 28 gennaio, il programma non ha brillato per gli ascolti: poco più di un milione gli spettatori, share al 4,3%.

Ma il polverone suscitato da questa trasmissione di montaggio, realizzata da Marco Giusti e Luca Rea di Stracult, prosegue senza sosta. Ora ad intervenire a gamba tesa è Carlo Freccero, il neo-direttore di rete.

Freccero Grillo Rai 2, che intreccio

Lo show di Grillo in Rai è stato contestato dalle opposizioni di governo per i 40milla euro di diritti che la Rai ha dovuto sborsare alla Marangoni Spettacoli, ovvero l’agenzia del comico genovese. Ne è nato un parapiglia, con un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai del capogruppo Pd Davide Faraone e un esposto del Codacons alla Corte dei Conti per danno erariale.

I diritti per i vecchi sketch usati nella trasmissione C’è, in realtà, vengono pagati a tutti i protagonisti di questo format. Era già successo per il primo capitolo su Adriano Celentano e succederà nelle prossime puntate dedicate a Roberto Benigni, Enzo Tortora e Gianfranco Funari.

“Grillo ha creato la satira in tv, ignorarlo avrebbe voluto dire censurarlo”, aveva già specificato Freccero all’Agi. “Se è vero che abbiamo perso 40mila euro per C’è Grillo, non mi pare ci sia stato questo gran danno industriale… costa quanto un caffè di Fazio”. Oggi, in un’intervista concessa a Repubblica, il direttore di Rai2 ci è andato giù ancora più pesante.

Freccero Grillo Rai 2

“Se devo indicare i motivi di questo risultato – ha spiegato Freccero commentando il flop d’ascolti – direi che ha avuto tre handicap. Innanzitutto l’orario di partenza: è iniziato alle 21.06 ed è stato coperto fino alle 21.40 da Striscia la Notizia su Canale 5. Una scelta di programmazione sbagliata, dettata dall’esigenza di far terminare la trasmissione alle 23.35 per non disturbare l’inizio di Che fuori tempo che fa di Fabio Fazio su Rai1”.

“Il problema vero – ha aggiunto – è che il coordinamento dei palinsesti ci danneggia sempre: noi avevamo materiale per andare avanti fino all’una di notte e avremmo fatto 6-7% di share, ma Marcello Ciannamea, il direttore dei palinsesti Rai, ragiona in maniera leninista e ha una posizione censoria nei miei confronti e pensa solo a Rai1”.

Ciannamea sarebbe responsabile anche di altri spostamenti: “Povera Patria volevo farla il mercoledì invece è stato deciso che doveva andare in onda il venerdì per non danneggiare Vespa. Stesso discorso con uno speciale su Virginia Raffaele che volevo mandare in onda dopo Sanremo, l’11 febbraio, ma me lo impediscono per non andare contro i nuovi episodi di Montalbano”. Ma secondo Freccero la causa dei dati Auditel deludenti di C’è Grillo è un’altra: la presenza di Luigi Di Maio su Rete4 a Quarta Repubblica.

Grillo, Rai 2 fa flop per colpa di… Di Maio

“Di Maio ha il diritto di andare dove vuole”, ha specificato il direttore di rete. “Le sue sono apparizioni di segno politico, è ministro e vice-premier, mentre il programma su Grillo non aveva alcuna implicazione politica, neanche indiretta. Grillo era spettacolo puro. E nessuna regia occulta ha tentato un coordinamento tra Rai e Mediaset. Lo dimostra il fatto che Di Maio è andato contro Grillo e Grillo contro Di Maio, senza alcuna intesa sottobanco”.

Nonostante queste parole, le spiegazioni fornite da Freccero non sembrano aver convinto le opposizioni. Michele Anzaldi, ferreo renziano in commissione di Vigilanza Rai, ha chiesto le dimissioni del direttore. Lui, in tutta risposta, ha replicato: “Non ci penso proprio”.

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