Massimo Giletti spiega perché ha lasciato la Rai. Il conduttore, che rifarà L’Arena a La7 dopo una delle più lunghe trattative della storia della tv italiana, ha concesso un’intervista al settimanale Oggi. Una lunga confessione nella quale motiva le ragioni dietro l’addio a Viale Mazzini.

Le sue parole vanno nella direzione già tracciata alla sua prima apparizione a La7, ospite del tg di Enrico Mentana. Per il giornalista, la rottura con il servizio pubblico resta in qualche modo inspiegabile.

Massimo Giletti spiega perché ha lasciato la Rai
Massimo Giletti (foto: Oggi)

Son venuto a cercare una nuova strada, che però parte da quella forte che ho appena lasciato”, aveva detto a Mentana. “La7 mi dava più certezze di libertà di racconto, di narrazione. Credo che il servizio pubblico si può fare ovunque e per me fare servizio pubblico significa raccontare quello che vive un paese, senza aver paura, denunciando cosa non funziona ed esaltando la qualità di tanta gente che lavora, anche moltissimi politici. Mi han dato l’etichetta di populista, ma quando ti attaccano dandoti del populista vuol dire che la politica non vuol cambiare. L’importante è non essere ideologici nell’approccio”.

Per la Rai provo un grande amore, son cresciuto in quella azienda e ho incontrato persone straordinarie”, aveva aggiunto. “Poi è chiaro che quando arriva un Direttore Generale e impone la sua linea, o la accetti oppure ti alzi e te ne vai. Io credo che nella grande libertà che ha un dg di imporre la linea c’è anche la libertà di un conduttore di decidere che la propria libertà non può essere comprata da niente”.

Massimo Giletti spiega perché ha lasciato la Rai

Nessuno può immaginare quanto ho sofferto, dopo 27 anni nel servizio pubblico”, ha spiegato a Oggi. “Ma non era accettabile la chiusura di un programma di successo come L’Arena. Era una trasmissione scomoda, dava fastidio a troppi. Ho l’amarezza di lasciarmi alle spalle un pezzo della mia vita, ma ho anche quella gioia che accompagna una nuova avventura”.

Con il dg Mario Orfeo non può che essere duro: “L’avevo sempre considerato un amico. Quando dirigeva il Tg1, tra noi c’era un buon rapporto. Forse il cambio dei ruoli inaridisce l’animo e risponde ad altri criteri”. Ora il presente (e il futuro) si chiama Urbano Cairo: “Con lui c’è stata da subito un’ottima intesa. È un imprenditore che parla chiaro, ha concretezza, equilibrio… Mi può chiedere tutto, ma non di tradire la Juventus”.

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