Mika ha rifiutato Sanremo 2018 e la conduzione dell’evento più seguito dagli italiani. Le motivazioni di questa scelta sono state rivelate dal cantante a margine dell’evento che l’ha visto protagonista il 10 gennaio a Firenze. Il sindaco Dario Nardella gli ha consegnato le chiavi della città sancendo il legame tra la pop star libanese e il capoluogo toscano.

Lo scorso luglio Mika era approdato a Firenze per girare una puntata della trasmissione Stasera CasaMika e lo aveva fatto nelle vesti di tassista. Un anno fa, invece, sperimentò al Teatro dell’Opera, insieme all’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, la sua Sinfonia Pop, ovvero i suoi più grandi successi eseguiti in chiave sinfonica.

Mika ha rifiutato Sanremo 2018
Mika

Dopo la cerimonia di consegna a Palazzo Vecchio, l’artista ha spiegato le ragioni del suo no a Sanremo 2018. La sua presenza da conduttore sul palco dell’Ariston era data quasi per certa prima che il direttore artistico Claudio Baglioni e i vertici Rai puntassero sulla coppia Favino e Hunziker. “Mi era stato proposto di condurlo, mi hanno chiesto se fossi interessato, ma non è stata un’offerta chiara”, ha specificato.

Mika a Sanremo 2017 fu uno degli ospiti più amati e convincenti. Eseguì un bellissimo mix di tutte le sue hit, omaggiò George Michael e fu protagonista di un monologo contro l’omofobia che ha suscitato consensi ed ammirazione da parte del pubblico. La sua performance resta una delle più viste su RaiPlay.

Perché Mika ha rifiutato Sanremo 2018

Il ritorno all’Ariston nelle vesti di conduttore sembrava una naturale conseguenza di quell’esperienza. Invece non è stato così. Quando gli hanno proposto Sanremo, “ho risposto che onestamente non mi sentivo a mio agio nel fare una cosa del genere”, ha rivelato.

È troppo presto, è il più grande show in Italia, si deve farlo con grande esperienza, non basta il senso dello show, altrimenti diventa facile cadere nel rischio della superficialità”. Per Mika, “il lavoro di Sanremo è un lavoro profondo, dove devi sporcarti le mani e conoscere la cultura pop dell’Italia e soprattutto del passato”. Chapeau.

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