Nelle ore successive alla sua scomparsa, Renzo Arbore ricorda Gianni Boncompagni. Al Corriere della Sera, l’amico e collega che con lui ha rivoluzionato la storia della radio e della tv in Italia ha raccontato in lacrime la loro amicizia “provvidenziale”, il primo incontro al concorso Rai – quando si entrava senza raccomandazioni, “cioè quando i concorsi erano seri e con esaminatori molto severi” – e un lungo sodalizio iniziato insieme nel 1965.

Renzo Arbore ricorda Gianni Boncompagni
Gianni Boncompagni e Renzo Arbore

Più di cinquant’anni in tandem e, anche quando non lavoravamo insieme, perché presi da altri impegni, eravamo sempre, costantemente in contatto… perché Gianni e io ci compenetravamo: io pugliese di Foggia, lui di Arezzo, con quella meraviglia di cervello, un toscano intelligente, arguto, provocatorio, aperto… io invece ero più timido, riflessivo… il nostro era un connubio perfetto”, ha spiegato Arbore.

Renzo Arbore ricorda Gianni Boncompagni

La loro satira pungente contribuì a cambiare in maniera radicale il mondo della radio prima e della tv poi, grazie a programmi come Bandiera Gialla e soprattutto Alto gradimento. “Il nostro stile è stato decisamente un esempio poi ripreso da tanti altri, ma con Gianni eravamo contenti anche di essere emulati… significava che qualcosa di buono lo avevamo fatto e che valeva la pena prenderci a modello”, ha detto.

Al grande amico Renzo restano tanti ricordi, ultimo tra tutti l’ospitata del 2011 in coppia a Che tempo che fa: “Qualche anno fa, di recente, andammo insieme da Fabio Fazio, nel suo programma televisivo… Ripercorremmo la nostra lunga avventura… Io a Gianni me lo voglio ricordare così com’era quella sera: perché lui, sia pure debole nel corpo, restava l’aretino di sempre”.

L’ultimo saluto al grande amico e collega

Lo sapevamo tutti noi amici che Gianni stava male da tempo”, ha concluso Arbore sciogliendosi in un pianto liberatorio. “Stamattina ho sentito la figlia Barbara, mi diceva che le condizioni erano peggiorate, ma non me l’aspettavo che succedesse. Contavo di andare a trovarlo domani, perché sì… Ci speravo ancora di poterlo vedere ancora… Sì, ma quando poi deve succedere succede e basta”.

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